Davide Astori, il Mondo e la forza di una squadra

Davide Astori, il Mondo
e la forza di una squadra

Colpisce e suscita ammirazione il filotto di vittorie della Fiorentina dopo la morte di Davide Astori: ben cinque, che diventano sei di fila aggiungendo quella sul Chievo a febbraio.

Senza scivolare nella retorica degli angeli custodi, è evidente il segno lasciato nel mondo viola, giocatori in testa, dal capitano bergamasco trovato privo di vita nella sua camera d’albergo il 4 marzo, poche ore prima della partita con l’Udinese. A caldo il clamore e la commozione collettiva di fronte al dramma di un giovane valoroso che muore sono incommensurabili, con il passare del tempo misuri con più chiarezza quel che resta veramente indelebile: l’esempio. A Firenze – dove tra l’altro i tifosi hanno interrotto le periodiche contestazioni – stanno conoscendo la forza morale di una squadra che risponde compatta alla perdita del suo leader. A dimostrazione di cosa può fare la testa quando sei spinto da una motivazione forte. Che per i viola è un posto in Europa League da dedicare a Davide, così come è stato puntualmente ad ogni successo in queste settimane. Anche l’Atalanta ha pianto la scomparsa di un leader: Emiliano Mondonico. Ma il Mondo è un simbolo della sua storia, non era dentro la squadra di oggi, per quanto da fuori l’amasse e la incoraggiasse a cavalcare la sfida internazionale e non si stufasse di ripetere – anche qui in redazione, una sera a chiacchierare con noi – che proprio sulla scena europea il calcio di Gasperini può sprigionare il meglio del potenziale che racchiude. L’Atalanta di oggi – a cominciare dall’allenatore – ha però capito dal pubblico che le sta intorno che cosa significhi il Mondo qui a Bergamo (parliamo al presente perché vivrà sempre nei nostri ricordi): buona parte degli attuali tifosi accompagnò e applaudì la sua Atalanta che faceva faville in Coppa delle Coppe negli anni Ottanta. Con lo stesso entusiasmo ha vissuto quest’anno l’Europa League fino al Borussia Dortmund e non si dà per vinta adesso che la prossima Europa sembra un filo più lontana. Perché questo pubblico la rivuole ed è pronto a dedicarla al Mondo. Che non era fisicamente nello spogliatoio con il Gasp, il Papu e gli altri. Ma lo era idealmente, col pensiero e con il cuore. E allora forza, ragazzi: tagliando il traguardo con le braccia al cielo guadagnereste un posto nell’olimpo nerazzurro.

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