Giovedì 16 Gennaio 2014

Tex Willer... e i suoi creatori

per un pomeriggio in Città Alta

Tex in un disegno di Claudio Villa

Ha 65 anni ma non li dimostra. Ha attraversato diverse epoche ma il tempo non l’ha scalfito: è rimasto il ranger duro, leale, pronto ad allargare un po’ le maglie della legge pur di difendere i più deboli e far trionfare la giustizia. È Tex Willer, l’«Aquila della notte», il personaggio della Sergio Bonelli editore che sabato pomeriggio 18 gennaio al Convento di San Francesco in Città Alta sarà il grande protagonista dell’iniziativa «Tex al museo!», organizzata dalla Fondazione Bergamo nella storia in collaborazione con Bergomix.

Tex, il popolare personaggio a fumetti, amato da moltissimi lettori, è nato nel 1948 grazie a Gian Luigi Bonelli e al disegno di Aurelio Galleppini. «Mi ricordo la prima volta che incontrai Gian Luigi» racconta Mauro Boselli, classe 1953, sceneggiatore di Tex e da qualche anno curatore del fumetto. «Stavo andando a scuola in via Mac Mahon a Milano; Gian Luigi era sceso dall’auto con la quale aveva portato il figlio a scuola: indossava un cappello texano e la tipica cravatta di cuoio alla Tex, e distribuì e regalò a noi bambini della quinta elementare il fumetto che portava la sua firma: “Testo di G.L. Bonelli”. Rimasi subito affascinato da quella persona e da quel mondo».

Anni dopo, nel 1984, Boselli entrò a far parte della casa editrice e dagli anni ’90 scrive regolarmente storie che riguardano il ranger. Ha realizzato 130 albi. È lui, ad esempio, l’autore de «Il passato di Carson», che è considerata la migliore storia di Tex ed è entrata a far parte dei classici della saga, e anche del libro «Tex Willer – Il romanzo della mia vita» nel quale il ranger si racconta a un giornalista.

Il primo fumetto che Boselli realizzò per la casa editrice Bonelli fu proprio una storia con protagonista Tex Willer, «La minaccia invisibile», sceneggiato con Gian Luigi Bonelli in persona: «Sono sempre stato un grande lettore di fumetti e Tex è il mio preferito» racconta. «Ho imparato molto osservando come lavorava Gian Luigi Bonelli, standogli accanto. Era una persona e un autore vulcanico». E - conferma Boselli - «era Tex in persona».

Negli anni ‘50 i lettori scrivevano in redazione pensando che Tex esistesse davvero. Nei decenni è diventato un fumetto leader, e può contare sulla fedeltà di fan anche famosi come il regista cinematografico Bernardo Bertolucci. Gli sceneggiatori sono via via cambiati (tra loro c’è anche il figlio di Gian Luigi Bonelli, Sergio, che si firmava Guido Nolitta), i personaggi sono rimasti gli stessi però: «Il canone da seguire è definito e si mantiene, poi si cerca di inserire qualcosa di nuovo e diverso» spiega Boselli. «L’ambientazione nel West non cambia ma sono le storie, le avventure a essere differenti. Io cerco di metterci qualcosa di nuovo, di diverso, provo ad arricchirle, a renderle interessanti per il lettore di oggi. Il mio Tex è tornato alle origini: è un giustiziere carismatico che affronta molte peripezie, come succedeva con Gian Luigi. Sergio invece l’aveva reso un uomo moderno un po’ più complesso...».

Lo stile di Boselli è originale e personale, caratterizzato anche dal rilievo dato ai comprimari: «Mi piacciono, ma i lettori sanno che, anche se vengono trattati quasi come protagonisti, prima o poi possono anche finire tragicamente...». A differenza di Tex, ovviamente. Boselli sarà tra gli ospiti del workshop di sabato, che comprende anche la proiezione del documentario «Come Tex nessuno mai»: «Un bellissimo omaggio a Gian Luigi Bonelli: grazie a lui sono nati personaggi geniali del fumetto italiano, che resistono al tempo».

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