Da Maxi-Denis a Facundo Ma adesso acquisti

Da Maxi-Denis a Facundo
Ma adesso acquisti

Ha preso German Denis e Maxi Moralez, decisivi (79 reti) per 4 salvezze di fila in A. Dal -6 è stata un’impresa. Ma pure Facundo Parra, Contini e Matheu, errori gravi per un d.g. da 33 mila euro al mese, 400 mila netti all’anno.

Di certo però se li è guadagnati Pierpaolo Marino, perché questo ciclo ha pochi uguali negli ultimi cinquant’anni di Atalanta. L’uomo sarà anche fortunato, o ben introdotto, ma queste sue quattro salvezze sono già nella storia e hanno garantito decine di milioni di introiti dai diritti tv. Ora la decisione, degna del personaggio, di non accettare il ruolo di d.t. dimezzato: non è Marino se non può fare mercato. Dall’arrivo di Sartori era evidente che uno dei due era di troppo. Nella prima stagione da gran tessitore il nostro ha via via messo il neo d.t. in un angolo, fino a portare Reja per Colantuono.

A salvezza raggiunta però i Percassi sono stati obbligati a decidere e l’hanno fatto: mercato e squadra a Sartori, Marino plenipotenziario. Ma al d.g. non potevano bastare le riunioni in Lega (spesso in compagnia di Luca Percassi e di Sartori) e le dichiarazioni pubbliche (ma non più sul mercato...). Di conseguenza ecco la scelta di lasciare. Maturata da tempo, dato che dopo la salvezza di maggio di fatto nessuno faceva più riferimento a lui. E le sue presenze a Zingonia sono andate via via diradandosi, fino alla conferenza stampa di ieri, simbolica come nient’altro. L’uomo che solo cinque mesi fa aveva condiviso da protagonista assoluto (lui e il presidente) la conferenza stampa di presentazione di Reja - Sartori era nell’altro angolo, per lui quel pomeriggio nessuna domanda... -, ieri ha annunciato il suo addio. E l’ha fatto in totale solitudine. Certo, nei lussuosi uffici del gruppo Percassi di via Paglia, chiusi per ferie e riaperti per l’occasione. Ma dei Percassi c’era solo l’efficientissima... Manuela, la segretaria del presidente. Marino però si sa muovere, un anno di buonuscita e al secondo ha rinunciato, è così che funziona. Ovviamente ha ringraziato quasi tutti (Sartori no, neppure l’ha citato), ha regalato solo miele, prima dell’addio incontrerà squadra e curva. E probabilmente porterà a cena anche i giornalisti. L’ha fatto ad ogni commiato, è uomo di mondo, dove saluta di solito poi si ritrova con molti più amici di quando operava. Perché poi alla fine si è tutti contenti.

p.s.: attenzione bene però, per questo improvviso subbuglio, a non farsi distrarre dalle esigenze di mercato. Perché al momento l’Atalanta- a 10 giorni dall’esordio ufficiale e a 18 dall’inizio del campionato - è tutt’altro che completa. Dal basso verso l’alto mancano due difensori centrali forti forti (ne serviva uno, poi è stato ceduto Benalouane...) e, se parte, un sostituto di Maxi di livello,considerato il suo rendimento. E - il problema c’è e non lo si risolve certo infilando la testa sotto la sabbia - un centravanti da serie A. Perché Denis non offre più le garanzie necessarie e Pinilla, tornato da 24 ore dalle vacanze dopo la Coppa America, sarà pronto dopo la sosta di settembre. E comunque non può reggere (con un rendimento adeguato) tutta la stagione da titolare. Quindi servono tre, forse quattro rinforzi. Altrimenti i rischi saranno decisamente più alti di quanto si immaginava. Su le antenne.


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Pietro Serina

Classe 1961, collaboratore de L’Eco di Bergamo dal 1976 per il calcio provinciale, poi è diventato redattore, caposervizio e dal 2011 inviato al seguito dell’Atalanta. Autore di tre volumi dedicati alla storia del club nerazzurro (La storia dell’Atalanta, 2007 e 2017), è ideatore della collana di almanacchi dedicata al calcio bergamasco e l’autore dei primi 30 volumi (1984-2014). Scrive di Atalanta per L’Eco di Bergamo ininterrottamente dal 1987.

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