Hillary in testa nei sondaggi
ma la partita è ancora aperta

Donald Trump è ancora in corsa. Al termine del secondo dibattito tra i due candidati per la Casa Bianca del 2016, quello che secondo molti commentatori avrebbe dovuto sancire la volata finale della sua rivale Hillary Clinton, il magnate newyorchese ha invece ribadito che la sfida elettorale è ancora aperta.

Hillary in testa nei sondaggi ma la partita è ancora aperta
I due candidati durante il secondo faccia a faccia
(Foto di Ansa)

I sondaggi a caldo di Cnn consegnano la vittoria alla candidata democratica (57% - 34%), ma il 63% degli intervistati ritiene che il magnate abbia fatto molto meglio di quello che si aspettavano. E tutti immaginavano il peggio. A mettere la parola fine alle sue ambizioni presidenziali sembrava infatti essere stato un video del 2005 pubblicato venerdì dal Washington Post, in cui un Trump allora 59enne si vanta - senza sapere di essere registrato - per le sue prestazioni sessuali con alcune donne, lasciandosi andare a commenti talmente volgari da spingerlo a chiedere scusa per la prima volta in questa campagna elettorale. A non accettare le scuse è stato però lo stesso partito repubblicano, con diversi esponenti di punta che nel corso del fine settimana hanno ritirato il proprio appoggio al tycoon, invocando perfino, a soli trenta giorni dall’election day, un cambio in corsa con il suo vice, il governatore dell’Indiana Mike Pence.

Con una campagna in piena crisi e alle spalle la sconfitta anche nel primo faccia a faccia, Trump è salito sul palco visibilmente nervoso ed impacciato. Ha provato a sminuire i propri commenti come un innocente discorso da spogliatoio, cercando di deviare il tema - con scarso risultato - su economia, sicurezza e lotta all’Isis. Hillary non ha però saputo approfittarne. Ha mancato l’affondo vincente, limitandosi ad affermare che quanto rivelato nel fine settimana conferma le critiche di razzismo e misoginia mossegli durante le primarie, e il magnate è così tornato all’attacco. Ha infatti dirottato la stessa accusa sul marito dell’ex first lady, Bill Clinton, travolto durante la presidenza da uno degli scandali sessuali più famosi della storia, quello legato alla stagista Monica Lewinsky. Trump aveva già cominciato a preparare il terreno per questo attacco prima ancora che il dibattito avesse avuto inizio. Si è infatti presentato di fronte alla stampa accompagnato da quattro donne che, confermando il loro appoggio incondizionato al magnate, hanno ricordato di aver subito abusi sessuali da parte dell’ex presidente.

Nonostante un inizio frizzante, il dibattito ha riproposto toni ed argomentazioni già note. Trump è tornato ad attaccare Hillary per l’utilizzo di un server di posta privato nel periodo in cui ricopriva la carica di segretario di Stato, minacciandola di voler istituire un procuratore speciale per incriminarla se mai dovesse essere eletto, mentre Hillary ha di nuovo posto l’accento sulla questione delle tasse non pagate da Trump, un altro degli scandali che hanno funestato la sua campagna. Lo scontro è proseguito sui temi dell’immigrazione, della politica estera - con particolare attenzione alla questione siriana e ai rapporti con Mosca - e dell’economia, ma i continui attacchi personali non hanno consentito a nessuno dei candidati di offrire ulteriori dettagli rispetto a quanto già dichiarato fino ad ora.

La vera sorpresa si è avuta invece nel finale, quando ai due rivali è stata posta una domanda piuttosto scomoda: «A fronte di tutte queste accuse reciproche, cosa rispettate invece l’uno dell’altro?». Hillary si è limitata ad un complimento per procura, dichiarando di stimare molto i suoi figli, mentre Trump ha commentato: «La sua caparbietà. È una donna che non molla mai». A non aver mollato è però proprio lui, «The Donald», come viene chiamato in America. La partita, nonostante i sondaggi lo diano sfavorito, è ancora aperta; toccherà così al terzo ed ultimo dibattito, in programma alla University of Nevada, a Las Vegas, decidere chi ha davvero le carte in regola per sedere nello studio ovale. Ma Trump, ad onor del vero, sembra avere ormai pochi assi nella manica ancora da giocare.

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