I giovani anti degrado Un modello per la città

I giovani anti degrado
Un modello per la città

Al calar della sera spazi vuoti della città sono riempiti dal buio e dal silenzio. Diventano quindi il riparo di povera gente, senzatetto o tossicodipendenti, e la scintilla delle paure di chi vede in quei luoghi e in quelle persone la fonte di pericoli.

Allora con riflesso condizionato si fa appello alla risposta securitaria, alla presenza di forze dell’ordine che non potrà mai essere definitiva e risolutiva, segnando fra l’altro una resa inconsapevole. Perché quegli spazi sono spesso pubblici, cioè di noi tutti. E sigillarli significa privarsene. Una sconfitta. Fra questi luoghi c’è senz’altro il parcheggio inutilizzato sotto il cavalcavia di Boccaleone, dal quale i residenti della zona si tengono a distanza e gli unici segni di vita sono il via vai di auto e appunto le ombre barcollanti di persone senza vera dimora.

Quello spazio un anno fa è stato teatro di un avvenimento: per un giorno il degrado e l’abbandono hanno dovuto soccombere alla vita portata da musicisti, artisti e dalle tante persone arrivate finalmente fin lì per assistere all’evento, parola oggi abusata ma in questo caso davvero acconcia. I promotori dell’iniziativa nel dicembre scorso hanno costituito l’associazione culturale «Open space», nel logo proprio il profilo del famigerato cavalcavia. I soci sono ora una sessantina, non solo del quartiere, e si avvalgono della collaborazione di altri gruppi della rete sociale di Boccaleone.

Anche il dato anagrafico è di rilievo e sfata radicati luoghi comuni sui giovani: i responsabili del progetto hanno infatti dai 23 ai 29 anni. Sono animati da spirito d’iniziativa e coraggio nel rompere gli schemi mentali di tanti adulti, ormai ripiegati nel cinismo e nella paura che segnano malevolmente questi tempi. Ma anche la capacità di leggere il territorio e far emergere le sue inespresse potenzialità, grazie pure a buoni studi (dai dottorandi in pianificazione urbana e politiche territoriali, all’universitario del corso di Informatica musicale alla studentessa di Belle arti) o ad esperienze professionali come l’animatore giovanile. Perché la questione giovanile, con i suoi disagi ma anche con le sue grandi speranze, è l’altro ambito d’azione, intrecciato al primo, l’attenzione agli spazi periferici.

Forte del successo del 2014, l’evento con la collaborazione del Comune torna da domani e fino al 26 luglio, più ricco e ambizioso: dalla musica al cinema, dal teatro ai mercatini alle conferenze, ogni appuntamento è buono per dimostrare le potenzialità del luogo e del quartiere, che da periferia può diventare centro di nuova vita. In un anno «Open space» è cresciuto e opera a livello cittadino, con l’ambizione di portare l’esperienza di Boccaleone in altri quartieri, dove peraltro non mancano le energie e le persone di buona volontà (come racconta la nostra inchiesta in corso fra i rioni di Bergamo) per ricostruire quel senso di comunità indebolito negli anni della sbornia individualista e tornato d’attualità in tempo di crisi economica e sociale.

Il tema delle periferie «dal nostro punto di vista - scrivono i promotori di Open space nella presentazione dell’inziativa - è oggi più che mai contemporaneo e riteniamo che la discussione debba essere portata direttamente sul luogo, all’aperto, senza chiudersi in aule per conferenze ed auditorium». Davvero una bella provocazione per Bergamo, a rompere schemi e pregiudizi che l’hanno tenuta ingessata. A Boccaleone non hanno risposte preconfezionate, ma soprattutto domande. Ad esempio una conferenza avrà per titolo «Dove vanno a dormire i senza tetto?». È anche rispondendo a quesiti così che la città può crescere e diventare più umana. Per tutti.

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