Provincia, l’ultimo spenga la luce

Provincia, l’ultimo
spenga la luce

L’ultimo spenga la luce. L’esortazione del capo ufficio ha fatto scuola ed è diventata un’abitudine per le buone prassi del risparmio. Ma qui al buio non restano uffici o stanze disabitate nelle ore serali, bensì le tratte rettilinee di alcune delle strade più trafficate della Bergamasca, come l’asse interurbano. È lo «spegnimento selettivo» (di 1.150 lampioni sui 13 mila di sua competenza) che la Provincia ha dovuto adottare per risparmiare 50 mila euro di bolletta energetica su un totale di 2,5 milioni all’anno.

Diciamolo subito: se questa è la spending review, c’è qualcosa che non funziona nella foga con la quale lo Stato applica la tagliola agli enti locali. Ci vogliono doti da commercialista tignoso ormai per guidare le amministrazioni più vicine al territorio: leggere i bilanci con occhio chirurgico alla ricerca della voce emendabile, fosse anche solo di poche migliaia di euro, per poi far fare bella figura a Roma. Non è in discussione il principio e la pratica di abbattere gli sprechi del pubblico in un Paese che ha fatto della burocrazia un’idrovora di denaro per attrarre consensi e difendere rendite di posizione. Ma davvero l’illuminazione notturna di tratti stradali così importanti può essere catalogata fra gli scandalosi sprechi?

Gli «spegnimenti selettivi» adottati dalla Provincia hanno il sapore della provocazione, della denuncia pubblica di un’impotenza, ma non vale la risposta che l’ente avrebbe dovuto tagliare tra i privilegi della sua «casta». Forse altrove, non certo lì. Il presidente di Via Tasso, Matteo Rossi, incassa solo un esiguo rimborso spese per la benzina e si è tenuto stretto il mestiere d’insegnante per poter sbarcare il lunario. Un consigliere provinciale che abita a Costa Volpino con quel rimborso non diventa ricco, percorrendo tre volte la settimana la distanza dal Sebino al capoluogo e ritorno: sono 960 chilometri al mese e con 100 euro di copertura spese certo non lucri.

Mette un po’ di tristezza e di ansia questa grattugia della spending review che non distingue lo spreco presunto da quello vero, che mette in un calderone unico tutti gli enti locali e le loro funzioni sventolando la bandiera popolare della lotta agli sperperi. Fuori le prove, signori del governo, altrimenti restiamo alla demagogia. È vero o non è vero che le Province rappresentano oggi solo l’1,3 per cento della spesa pubblica italiana e devono rispondere tra l’altro di servizi che vanno dalla gestione e messa in sicurezza delle oltre 5.100 scuole superiori, in cui studiano 2 milioni e 500 mila ragazzi, dei 130 mila chilometri di rete viaria nazionale, di cui 38 mila di strade montane, alla tutela dell’ambiente e agli interventi contro il dissesto idrogeologico?

Nel 2013 Via Tasso ha sostenuto una spesa corrente di poco superiore ai 121 milioni di euro. Un anno dopo le risorse disponibili erano dimezzate e per il 2015 è prevista un’ulteriore riduzione dei fondi per i servizi pari al 25 per cento. Numeri da bancarotta: tanto valeva chiuderle del tutto le Province. E spegnere la luce.


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