Lunedì 29 Novembre 2010

Percassi blinda l'allenatore
«Sarà Colantuono a oltranza»

Antonio Percassi esce allo scoperto: Stefano Colantuono è e resterà l'allenatore dell'Atalanta. A 36 ore dal ko con il Livorno il presidente dell'Atalanta accetta di prendere pubblicamente posizione per difendere il tecnico e porre fine alle chiacchiere: arriva questo, contattato quello, incontrato quell'altro. «Il calcio oggi è davvero incredibile - comincia Percassi -, non ero più abituato: un festival di chiacchiere, la sagra delle illazioni».

Ci sta dicendo che l'Atalanta non ha pensato di cambiare l'allenatore?
«Da venerdì dopo la partita stiamo analizzando la situazione, ma lo possono testimoniare i diretti interessati che subito dopo la partita, negli spogliatoi, ho mandato il direttore sportivo Zamagna da Colantuono, con l'incarico di confermargli la totale fiducia della società».

Però quel lungo sabato di silenzio...
«Noi ci siamo incontrati e abbiamo fatto il punto della situazione, l'allenatore non era a Bergamo e sapeva di poter stare tranquillo. Nel frattempo abbiamo sentito e letto di tutto. Ma noi non cerchiamo un allenatore, cerchiamo le cause di alcune partite non all'altezza delle attese».

Sono circolati mille nomi.
«Sono tutti quelli che ci hanno proposto. Sono arrivate mille telefonate dei procuratori, tutti hanno l'allenatore giusto per noi. Ma il nostro allenatore è quello giusto: si chiama Stefano Colantuono e resterà con noi a lungo. Il suo ruolo e la sua posizione non sono in discussione».

E se non si vincesse a Portogruaro?
«È un'eventualità che non voglio prendere in considerazione».

Stiamo vedendo di tutto. Giusto?
«Sì, la serie B è incredibile. Il calcio che ogni giorno prova a demolire qualsiasi certezza è incredibile. Penso alla partita con il Livorno: fosse entrato il palo di Pettinari probabilmente avremmo finito per vincere e oggi saremmo tutti al settimo cielo. Invece dopo il palo è arrivato quel gol assurdo segnato con il fondoschiena, e mi si dice che il tecnico è da esonerare. Io non credo che questo sia il modo giusto per gestire una società di calcio. Qui abbiamo il dovere di programmare, di guardare oltre la singola partita».

Lei è lungimirante. Ma il pubblico ha il diritto di dissentire.
«Diciamo che serve misura, secondo me Colantuono merita rispetto per la sua storia atalantina e come uomo. Ho visto una maleducazione sconcertante, non la posso accettare. Colantuono è un nostro punto di forza».

Però contro il Livorno...
«Cosa devo dire? Che ha sbagliato? Lui è l'allenatore e fa le scelte che ritiene più opportune, io posso solo dire che la giornata storta può capitare a tutti. Ma da questo a trattarlo come l'abbiamo trattato a fine partita, ce ne corre...».

In effetti Bergamo non gli ha ancora perdonato quello sgarbo...
«Non c'ero, non voglio entrare nel merito. Ma guardo i risultati, e Colantuono a Bergamo ha fatto cose incredibili: un campionato di B vinto dopo 22 anni, 50 punti in A e l'ottavo posto finale».

Sono passati quattro anni.
«Nel campionato scorso Colantuono ha perso la finale dei playoff e nel ritorno ha fatto più punti di tutti in serie B. Siamo arrivati a inizio giugno, abbiamo scelto l'allenatore più motivato e competitivo, conosce la B, conosce la piazza, può stimolare adeguatamente un organico di prim'ordine. E la squadra è con lui. Quindi non cambio idea perché sono terzo dopo 17 giornate. Terzo, non decimo».

L'accusa di tutti è nota: l'Atalanta gioca male.
«Non abbiamo sempre giocato bene, ma molte prestazioni io le ho viste migliori di come le ha valutato il pubblico».

Beh, lei in estate ha venduto sogni, ci aspettavamo ben altro.
«Io ho illustrato obiettivi che tali restano, ma non si possono raggiungere in tre giorni o in tre mesi. Sogno una squadra che fa grande calcio in serie A, ma prima dobbiamo passare da questa B. Non c'è altra via».

Quindi Colantuono è confermato.
«Colantuono non è in discussione. Se analizzo queste 17 giornate concludo che mi mancano i 6-7 gol del centravanti e un rendimento adeguato da parte di alcuni dei veterani sui quali abbiamo puntato in estate. Penso all'espulsione di Tiribocchi, per esempio: è inaccettabile. Questi sono i problemi da risolvere. Ma io i miei giocatori li aspetto».

Lei aspetta ancora Ardemagni?
«Ardemagni non può essere questo, li ho visti tutti i gol che ha segnato. E quando sento parlare di una sua cessione m'irrigidisco. Io lo terrei».

Ma a gennaio?
«Faremo quel che sarà necessario fare. Il primo obiettivo è la serie A, a qualsiasi costo. Ma io considero questa squadra molto competitiva. Non cambio idea per un risultato».

Pietro Serina

r.clemente

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