Sabato 10 Settembre 2011

Colantuono: «20 punti a Natale
E il 2012 si rivelerà decisivo»

Mister, finalmente si gioca. Da dove partiamo?
«Da dove volete, noi siamo pronti. Tanta voglia, zero paura, consapevolezza nei nostri mezzi».

E sei punti da recuperare...
«Lo so bene. Ma dovremo essere bravi a relativizzare questo -6. Non dev'essere un alibi, o un handicap. C'è, vorrà dire che giocheremo partita dopo partita come se fosse l'ultima».

Certo, certo... «e senza guardare la classifica...», dicono tutti.
«Lo penso sul serio, ha ragione chi dice che dovremo giocare sul ritardo dal quartultimo posto. Guarderemo quello, e lo dovremo fare senza assilli. Perché 6 punti li recuperi nell'arco di un campionato, non in un mese. In 38 partite, non in cinque».

Giusto. Ma dopo cinque, alla prossima sosta, lei dove vorrebbe essere?
«Anzitutto mi spiace non aver giocato con il Cesena. Cominciare con uno scontro diretto davanti al nostro pubblico sarebbe stato fondamentale».

Ok, ma dopo la Roma?
«Beh, dopo le prime cinque giornate mi auguro di aver rubato qualcosa alla quartultima. Normale no?».

Vago come traguardo. Vogliamo porci un traguardo per Natale?
«Mah... Diciamo che mi piacerebbe arrivare alla sosta diciamo... direi con 20 punti... o meglio lì intorno, vicino ai 20 punti effettivi... Non sarebbe male, con altre 22 partite da giocare, ti giocheresti la salvezza alla grande».

Quante squadre giocheranno per la salvezza?
«Le solite sei o sette: tre neopromosse, Catania, Cesena, Chievo, Lecce».

Bologna, Cagliari e Parma no?
«Mi sembrano un po' più attrezzate. Anche se in ogni stagione ci sono sempre due sorprese: una positiva e una negativa...».

Ma lei è soddisfatto della squadra?
«Il mercato non è stato facile per la vicenda scommesse, che inevitabilmente ci ha rallentati. Chiaro che dei giocatori hanno avuto delle remore... Ma la società ha operato bene. In ritiro abbiamo lavorato da subito con la difesa al completo».

Già la difesa... Però con il Gubbio in Coppa Italia...
«Il Gubbio ci ha insegnato che non ci possiamo permettere distrazioni o momenti di appagamento. Figuriamoci in serie A. Ma la difesa ha fatto un buon precampionato, sarà competitiva».

Il centrocampo?
«Abbiamo inserito due giocatori: Cigarini serviva, Brighi mi è sempre piaciuto. È una garanzia».

L'incognita è lì davanti...
«Guardi, non farò mai polemiche con le scelte societarie. Quello che devo dire per scelta lo dico ai miei dirigenti, non ai giornali. Io dico che la società ha lavorato bene, e il presidente non ha mai lesinato energie quando si è dovuto migliorare la squadra. Penso allo scorso gennaio, quando ha tenuto Barreto e preso Bjelanovic. So che, se proprio servirà, a gennaio potrò contare su di lui. L'ha già detto anche Marino, non è una novità. Ma questo attacco secondo me già offre garanzie».

Ma chi ci fa 20 gol? Lei dice che Denis e Moralez ci arrivano?
«Questo lo vedremo, ma giocheranno tutti, vedrete. Ci sono anche Tiribocchi che da due anni va in doppia cifra e Gabbiadini».

Bravo, ci dica di Gabbiadini...
«Ha la cultura del lavoro. Parla poco, si allena bene, sa giocare a calcio. Se si mette al servizio della squadra e continua a crescere così, sarà l'uomo del futuro».

Con quale degli altri attaccanti lo considera compatibile?
«Mah... dipende dalle situazioni... Oggi il calcio è cambiato, ci sono sì giocatori specifici, ma vi assicuro che se due giocatori collaborano possono sempre giocare insieme».

E tre dei suoi attaccanti li vedremo mai insieme?
«Di certo non può essere questa la regola. Non siamo più in B, il nostro ruolo in serie A è diverso, bisogna garantire equilibrio alla squadra».

Ci dica di Moralez.
«Talento puro, conosce il calcio, ha piede, ha tempi di gioco».

Come Doni?
«Sono giocatori diversi, ma Maxi pur avendo meno corsa è sempre in movimento, non è mai fermo. Certo, in Italia non può giocare esterno, i terzini qui t'ammazzano. E poi lui va lasciato là davanti, per esaltare le sue qualità davanti alla porta avversaria».

Quanto tempo per valutarlo?
«Almeno 10 partite, ma magari poi ne servono meno. Perché il ragazzo è spaventosamente sveglio: non conosce la lingua, ma qualsiasi esercitazione gli proponi la capisce prima degli altri. Ha il calcio dentro».

Quindi giocheremo con il 4-4-1-1?
«Siamo lì. Ho in mente l'Atalanta dei 50 punti in A, con la punta davanti a Doni e gli esterni alti... Mi pare che poi per due anni anche Del Neri abbia seguito quella strada...».

A proposito di Doni...
«È sempre con noi, si allena, lo spogliatoio trae benefici dalla sua presenza. E il processo va avanti. La sua adrenalina? La tireremo fuori tutti insieme».

Mancherà anche la sua fisicità. Lei adora la fisicità e si ritrova con una squadra di piccoletti...
«La fisicità aiuta, ma se non ce l'hai usi altre armi. Faremo intensità. E avremo compattezza».

Ancora, con questa compattezza. È il suo nuovo motto?
«No, è una parte del nuovo motto: compattezza, equilibrio, pazienza».

Si spieghi.
«La compattezza del gruppo quest'anno è ancora più importante, dato che si parte da -6. Qui ci sono 28 giocatori e alla fine della stagione tutti avranno avuto le loro chances. Quindi tutti ci dovremo occupare del bene comune, non del singolo orticello. Chi non s'adegua, resta indietro...».

Il pensiero va a Tiribocchi. S'adeguerà al suo nuovo ruolo?
«Gli ho parlato, ha capito. Si sta mettendo a disposizione del gruppo, aiuta i giovani a crescere. E da lui mi aspetto anche i gol. Può diventare fondamentale».

Ci dica dell'equilibrio.
«L'Atalanta che ha vinto la B aveva un segreto: il senso della misura. Non ci siamo esaltati dopo vittorie fondamentali, non ci siamo depressi dopo aver perso a Piacenza, o con il Livorno. Avere misura nelle valutazioni sarà decisivo, per garantirci punti fermi e la giusta autostima».

Poi la pazienza. Perché per recuperare servirà tempo...
«Io lo so che per parecchi settimane saremo ultimi in classifica. Lo so e non mi preoccupo, io la pazienza ce l'ho. Ma so che emettere dei verdetti dopo poche partite sarebbe davvero un errore clamoroso. Quindi chiederò pazienza a tutti gli addetti ai lavori».

Anche ai tifosi?
«I tifosi vivono di emozioni, hanno il diritto di esprimere consenso e dissenso a seconda delle situazioni. Normale».

Lei è diventato un politico. Sa, i tifosi con lei...
«Certo, lo so che non sono amato da alcuni tifosi. Ma io guardo i fatti, i punti conquistati e i risultati ottenuti. Rispetto tutti, anche il loro parere. Ma chiedo di poter lavorare».

Lei aveva chiesto di riavere Delvecchio... "Meno male che non gliel'hanno preso", dicono i bergamaschi...
«Ah, ah, bella questa. Delvecchio sarebbe stato molto utile nello spogliatoio. Ma in mezzo al campo sono state fatte scelte diverse, va bene così».

Chi vince il campionato?
«Secondo me il Milan».

L'alternativa?
«Credo che l'Inter sia sottovalutata, la Lazio farà un gran bel campionato. E la Juve lotterà per la Champions».

E l'Atalanta si salva...
«Combatteremo, senza paura. Ripeto: compattezza, equilibrio e pazienza. E alla fine, siatene certi, in un modo o nell'altro ne verremo fuori. Fidatevi».

Pietro Serina

m.sanfilippo

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