Giovedì 15 Settembre 2011

Claudio Borghi lancia Moralez:
«Piccolo? No, è proprio grande»

L'uomo che negli anni Ottanta fece innamorare Berlusconi e l'avvocato Agnelli ma non Arrigo Sacchi, spunta a Zingonia insieme al giornalista-amico Matteo Dotto e resta a bocca aperta. «Ma questo centro sportivo è stupendo».

Lui è Claudio Borghi, una ventina di anni e di chili dopo. Ora allena la nazionale del Cile, una volta era l'indio dai piedi fatati e dal sorriso malinconico che aveva poca voglia di correre e tanta di rompere gli schemi. Nell'Argentinos Juniors era considerato l'erede di Maradona, anche se in Italia si fermò a un pugno di presenze nel Como, parcheggiato dal Milan. Ma questa è storia nota. Ritrovarlo passeggiare a Zingonia in compagnia di Spagnolo, Marino e Zamagna è invece una sorpresa.

Borghi, è venuto a consigliare qualche talento cileno?
«Abbiamo appena fatto due amichevoli in Europa, ora sono da qualche giorno in Italia per incontrare i calciatori cileni: Cordova, Pinilla, adesso Carmona, poi toccherà agli altri».

Da Carmona l'Atalanta si aspetta tanto...
«E anche io da lui. Per me è un giocatore importante, io l'ho subito confermato in Nazionale. Ma deve diventare un giocatore ancora più importante di quello che è. Giocare nel campionato italiano per lui è un bene, è ancora giovane e si deve ancora adattare bene al vostro campionato. L'Italia non ha ancora visto il meglio di Carmona».

Per gli argentini sembra più facile adattarsi: ha visto Moralez?
«Ha fatto un debutto super. Ma lo conosco, non mi sorprende».

L'ha affrontato quando ha allenato Independiente, Argentinos, Boca...
«Ha fatto bene al Racing e al Velez. E ogni volta mi creava grossi problemi. Io giocavo a tre dietro, lui si spostava alla nostra destra e ci faceva dei disastri. La sua forza è l'abilità a giocare tra le linee: non è un regista e non è un attaccante, lui in campo è libero».

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m.sanfilippo

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