Mercoledì 04 Aprile 2012

Masiello vuole vuotare il sacco
Due interrogatori, 5 ore in totale

Si è concluso verso le 18,30 di mercoledì 4 aprile anche il secondo interrogatorio dell'ex capitano del Bari, Andrea Masiello. In totale 5 ore sotto torchio. Dopo l'interrogatorio di garanzia della mattinata, l'atalantino è stato ascoltato nel carcere di Bari dal procuratore Antonio Laudati e dal pm Ciro Angelillis per un interrogatorio investigativo. Verbale secretato. I difensori del giocatore: «Ha risposto a tutte le domande».

Durante le tre ore di interrogatorio di garanzia, Masiello aveva risposto a tutte le domande del gip Giovanni Abbattista e del pm Angelillis, facendo - a quanto è dato sapere - alcune ammissioni. Le indiscrezioni della mattinata dicevano che il giocatore, rimasto in carcere per due notti che ha trascorso piangendo, avesse espresso al gip Abbatista l'intenzione di vuotare il sacco. Ecco perché c'è stato un nuovo interrogatorio.

Alle 14,10 l'avvocato di Masiello, Francesco Rotunno, era uscito dal carcere di Bari non confermando il nuovo interrogatorio che era stato invece anticipato praticamente da Sky Sport 24: «Masiello è molto stanco - le parole dell'avvocato -. Non posso fare nessuna dichiarazione. Comunque per oggi abbiamo finito». Ma non è stato così.

Perché nel pomeriggio Masiello è stato ascoltato dal procuratore Laudati e dal pm Angelillis. Ancora due ore di interrogatorio, alla conclusione del quale gli inquirenti non hanno rilasciato nessuna dichiarazione. I difensori Rotunno e Matias Manco hanno invece detto ai giornalisti che il loro assistito ha risposto a tutte le domande e che il verbale d'interrogatorio è stata secretato.

C'è molta attesa perché, se il giocatore decidesse di collaborare concretamente, l'inchiesta sul calcioscommesse potrebbe davvero esplodere con effetti devastanti sul calcio italiano coinvolgendo diverse squadre di serie A. Ricordiamo che il filone d'inchiesta di Bari non vede nel mirino partite dell'Atalanta. Il legale ha sottolineato che giovedì 5 aprile depositerà al gip istanza di revoca della misura cautelare o, in subordine, di attenuazione della stessa misura.

Ricordiamo che Masiello ha già confessato di aver commesso l'autorete di Bari-Lecce 0-2 (gol del raddoppio) del 15 maggio 2011 per favorire, dietro compenso (si parla di 300 mila euro), la permanenza del Lecce in serie A, mentre il Bari era già spacciato. C'è però da chiarire da dove siano arrivati i soldi.

La «banda Masiello» era ancora pronta a suonare la sua sinfonia migliore: prendere partite di fine stagione, quelle tra squadre già appagate, e provare a taroccarle. Distribuire informazioni riservate ad amici e amici degli amici, e poi passare all'incasso. Mentre Masiello a Zingonia era fuori rosa, insomma, per i magistrati di fatto altro non era che una sorta di «cellula dormiente». Pronto, all'occasione, a rimettersi all'opera.

Lo scrivono i magistrati di Bari nelle motivazioni dell'arresto. Non c'è «solo» il rischio d'inquinamento delle prove: c'è anche il pericolo di reiterazione del reato. «L'associazione per delinquere monitorata - scrivono - ha peraltro dimostrato ampiamente di essere in grado di operare in maniera indisturbata sull'intero territorio nazionale per falsare l'esito di incontri di serie A e, quindi, l'esito dello stesso campionato di calcio».

Aggiungono poi: «Il Masiello rimane, peraltro, calciatore professionista in attività (anche se all'Atalanta di fatto era fuori rosa, ndr) sempre in grado di attivare il protocollo illecito monitorato, contattare colleghi calciatori per addomesticare, con la lusinga del denaro, l'esito degli incontri di calcio, ricevere e veicolare informazioni "privilegiate" inerenti le singole partite».

m.sanfilippo

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