Giovedì 19 Aprile 2012

«Dolce amico mio...»
Piermario, un addio struggente

Un funerale struggente. Più di cinquemila persone, tanti tifosi, sono arrivate in nottata e di prima mattina per poter dare l'ultimo saluto a Piermario Morosini. La folla è aumentata, ma stadio praticamente vuoto, chiesa gremita con i massimi rappresentanti del calcio italiano e piazzale e vie limitrofe unite nella commozione e nella partecipazione. «Dolce amico mio», le prime parole di don Luciano Manenti.

Dopo che circa 4 mila persone avevano dato il loro abbraccio mercoledì a Piermario nella camera ardente della chiesa di Monterosso, giovedì 19 aprile è stato il giorno dei funerali del giocatore bergamasco del Livorno, morto sabato a Pescara. Quartiere chiuso al traffico fino alle 15, saracinesche abbassate, chiesa gremita fin di prima mattina, mentre lo stadio - i cancelli sono stati aperti alle 10 - è rimasto mezzo vuoto: circa 200 persone, tra cui diversi giocatori dell'Udinese, della Sampdoria e dell'AlbinoLeffe.

Sono arrivati la squadra dell'Udinese (addirittura con due pullman), quella del Livorno, quella della Sampdoria (club per il quale Morosini simpatizzava) una decina di giocatori dell'AlbinoLeffe e insieme i tifosi di Pescara e Livorno che sabato scorso erano stati testimoni della tragedia. Ricordiamo che allo stadio c'era un maxischermo per assistere in diretta ai funerali, perché nemmeno tutti i giocatori intervenuti hanno avuto la possibilità di entrare in chiesa, inevitabilmente troppo piccola (600 posti) per contenere la marea di affetto verso Morosini. Ma quasi tutti hanno preferito restare fuori dalla chiesa, dove erano stati allestiti due maxischermi, per essere idealmente più vicini a Piermario. Fotografie, immagini, striscioni sono stati messi lungo tutto il percorso che conduce alla chiesa.

Un centinaio di ultrà dell'Atalanta hanno scandito il nome di Morosini e hanno a lungo applaudito. Sotto gli occhi degli ultrà nerazzurri i tifosi del Livorno hanno appeso sulla cancellata davanti alla chiesa lo striscione «Avevi la nostra maglia». Dagli ultrà bergamaschi si è levato un lungo applauso. I loro cori si sono sentiti anche quando don Manenti, padre spirituale dello sfortunato 25enne e per 14 anni curato di Monterosso, ha preso la parola alle 11 dicendo «Mario è nei nostri cuori». 

All'interno della chiesa il sindaco di Bergamo, Franco Tentorio, quello di Pescara, Luigi Mascia, e quello di Livorno, Alessandro Cosimi, i giocatori dell'Atalanta al completo, dell'Udinese e del Livorno, mister Colantuono e il presidente Percassi, il presidente della Federcalcio Giancarlo Abete, il vicepresidente della Figc Demetrio Albertini, il presidente dell'AlbinoLeffe Gianfranco Andreoletti, il ct della Nazionale Cesare Prandelli, il presidente della Lega Calcio Maurizio Beretta, l'allenatore del Parma Roberto Donadoni, l'allenatore dell'Under 21 Ciro Ferrara, mister Nedo Sonetti, il milanista Muntari, suo ex compagno (forse il giocatore più scosso, almeno a vedere le fotografie), l'ad Beppe Marotta per la Juventus, il ds Ariedo Braida per il Milan, l'ad Ernesto Paolillio per l'Inter e Bernd Fisa, collaboratore del presidente della Fifa Joseph Blatter. Inoltre i presidente della Lega di serie B Andrea Abodi, della Lega Pro Mario Macalli e dell'Assocalciatori Damiano Tommasi.

Sul feretro c'era la maglia numero 25 del Livorno. Fiori, sciarpe, stendardi delle varie società di calcio sono state deposte davanti alla bara adornata di corone. In prima fila i familiari più stretti, la fidanzata Anna, i cugini e la zia, distrutti e impietriti per la scomparsa di Piermario. Abramo Ferrari, lo zio, si è inginocchiato e raccolto in preghiera a fianco al feretro del giocatore.

La vita di Morosini è stata costellata di molte tragedie: aveva perso la mamma, il papà e un fratello. Per la sorella, che ha gravi problemi, è scattata una gara di solidarietà nel nome di Piermario con il presidente nerazzurro Percassi (e l'Udinese) in prima fila.

«Morosini era un figlio e un fratello perfetto, la vita per lui non è certamente stata facile», ha detto Tentorio, «molto colpito» dalla folla. «È commovente vedere tutta questa partecipazione, è la prova che era molto amato non solo a Bergamo. È un sentimento comune anche a tutte le città dove ha giocato».

«Dolce amico mio, timido compagno mio, ripartiamo da te»: ecco le prime parole della bellissima omelia di un affranto, ma forte, don Luciano che ha ricordato che Morosini è «venuto dalla terra e noi siamo uomini di terra qui». A Morosini bisogna solo dire grazie, ha aggiunto, «ma saresti tu il primo a dirci che questo grazie va girato alla gente che ti ha cresciuto e quindi alla tua mamma e al tuo papà. Senza di loro tu non saresti tu e noi non saremmo noi».

Don Luciano ha concluso la sua omelia con un ultimo ringraziamento a Mario. «Ti ringrazio perché in questi giorni mi hai insegnato a essere papà e ho capito di più cosa vuol dire che Dio è nostro papà». Poi un lungo applauso da parte di tutti coloro che hanno seguito il funerale, fuori e dentro la chiesa, mentre don Luciano è sceso dal pulpito per andare ad abbracciare parenti e amici di Morosini.

Molto toccante il momento in cui i ragazzi dell'oratorio di Monterosso hanno cantato con la chitarra le canzoni di Ligabue «Il giorno di dolore che uno ha» e «Non è tempo per noi», brani che hanno intonato anche la fidanzata Anna, visibilmente commossa, e i suoi amici.

È stato letto un messaggio del vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi. È invece intervenuto monsignor Paolo Razzauti, vicario del vescovo di Livorno monsignor Simone Giusti: «Livorno - la parole di monsignor Razzauti - ha avuto la gioia di avere il sorriso di Mario in questi mesi. Un sorriso che ha coinvolto i suoi compagni e la città. Grazie al Signore di avercelo donato, per un breve periodo che però è stato molto intenso. Livorno non dimenticherà mai Mario, uno di noi».

Un pensiero da Mariella Vavassori, la mamma della fidanzata: «Abbiamo perso un figlio e un fratello, ma sappiamo che tu, Piermario, non ci vuoi tristi, ma ci vuoi con il sorriso, il sorriso che regalavi ad Anna, che ci regalavi sempre. Ciao Mario, ti ringraziamo della presenza nella nostra vita, ci hai insegnato tanto, hai reso i nostri cuori più veri e leali, liberi come eri tu. Ti ringraziamo per aver donato tanto tanto amore alla nostra Anna e ti chiedo solo un favore, chiamami Mariella e non più signora, quando mi chiamerai dal cielo».

A conclusione dei funerali passerella dei tanti giocatori che hanno toccato il feretro. Accanto alla maglia numero 25 del Livorno c'era la numero 8 dell'Atalanta. All'uscita del feretro, alle 12,17, tra due ali di folla, una decina di minuti di applausi ininterrotti, cori e fumogeni arancioni dei tifosi ultrà. La salma è stata tumulata al cimitero monumentale di Bergamo, dove l'ultimo saluto del popolo ultrà atalantino al giocatore è stato un enorme striscione appeso sulla facciata: «Ciao Mario, non ti dimenticheremo».

«Mario mi ha insegnato a vivere nel sacrificio, a vivere semplicemente, mi ha regalato la sua anima, i suoi occhi, i suoi respiri, il suo amore». Un sussurro, le parole scritte su un foglio di carta. Così Anna, dopo tante lacrime e abbracci, aveva rotto il silenzio nella parrocchia di Monterosso, davanti alla bara del «suo» Piermario, durante la veglia di mercoledì sera.

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m.sanfilippo

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