Mercoledì 06 Giugno 2012

AlbinoLeffe, Andreoletti reagisce
Poi è scontro con Madonna

Lacrime, veleni e una domanda: «Può essere condannata una società che vede ramificarsi al proprio interno un'organizzazione criminale che mette in atto strategie malavitose per dilaniare premeditatamente il potenziale del club?». È la domanda che Eduardo Chiacchio, avvocato difensore dell'AlbinoLeffe insieme col collega Luca Tettamanti, rivolge alla Commissione disciplinare a metà pomeriggio dell'ultimo dei quattro giorni del processo del calcioscommesse. In aula accanto a Chiacchio e Tettamanti c'è il presidente seriano Gianfranco Andreoletti, arrivato in mattinata a Roma per mettere faccia e voce in questa vertiginosa scalata del diritto sportivo. La vetta è un'epopea: levarsi di dosso i 27 punti di penalizzazione (e 90 mila euro di ammenda) chiesti venerdì dal procuratore federale Palazzi per responsabilità oggettiva sugli illeciti attribuiti ai giocatori blucelesti dal giugno 2008 al maggio 2011. Nove partite, ed è sola una tranche.

«Il caso dell'AlbinoLeffe ha un carattere di eccezionalità, qui non c'è l'illecito, c'è un gruppo definito criminale dalla Procura di Cremona che lavorava all'interno della società per colpirla premeditatamente». Con effetti devastanti: la mancata promozione in serie A nel 2008 (il riferimento è alla partita Ascoli-AlbinoLeffe del 17 maggio 2008 con presunti premi a vincere offerti all'Ascoli contro i seriani, ndr), i playoff persi nel 2009 e la serenità smarrita dal dicembre 2011 dopo lo scoppio dello scandalo bluceleste.

Che responsabilità ha il presidente?, si chiede Chiacchio. E il presidente Andreoletti prende la parola. «La mia fiducia è stata tradita dai giocatori, ma non voglio che i nostri ragazzi pensino che anche la società abbia tradito, che lo pensi la mia famiglia…». Andreoletti si ferma, con le lacrime agli occhi, la voce rotta. Poi tenta di ritrovare il filo. «Non so come sia successo, noi siamo un club pulito», e il sussurro implode nell'emozione.

Ma il botto lo aveva già fatto l'avvocato Chiacchio prima. «Il 26 aprile Madonna, sentito dalla Procura, dice non essersi accorto di nulla. Ma se la Procura non deferisce Madonna (non l'ha fatto: Madonna è stato solo sentito, ndr), che pure come allenatore ha una vicinanza quotidiana con i giocatori, che responsabilità ha l'AlbinoLeffe, quale colpa il presidente?». Armando Madonna è l'allenatore bluceleste di sette delle nove partite incriminate, nelle ultime due (AlbinoLeffe-Piacenza del 2010 e Piacenza-AlbinoLeffe del 2011) sulla panchina seriana c'è invece Emiliano Mondonico. Madonna, chiamato in causa, rispedisce palla al mittente. «Mi spiace molto per la situazione che coinvolge l'AlbinoLeffe, ma non è chiamando in causa me che la società si sgrava della responsabilità oggettiva. Mi spiace non essermene accorto, ma allora siamo in tanti a non averlo fatto e penso a tutti i colleghi allenatori delle squadre coinvolte e alle altre figure professionali a contatto coi giocatori. Come tecnico non avevo la responsabilità di vigilare sui comportamenti dei giocatori, io faccio l'allenatore e non il detective».

Leggi le due pagine sull'AlbinoLeffe de L'Eco di Bergamo del 6 giugno

fa.tinaglia

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