Atalanta, che metamorfosi
Tirato il freno a mano sui sogni

Dall'euforia del dopo Inter all'amarezza di Firenze. Una tremenda metamorfosi alla quale abbiamo assistito nel giro di soli otto giorni. Questo è il bello o il brutto del calcio, a seconda di chi subisce il susseguirsi degli eventi.

Atalanta, che metamorfosi Tirato il freno a mano sui sogni

Dall'euforia del dopo Inter all'amarezza di Firenze. Una tremenda metamorfosi alla quale abbiamo assistito nel giro di soli otto giorni. Questo è il bello o il brutto del calcio, a seconda di chi subisce il susseguirsi degli eventi.

Del resto non si era, a nostro avviso, esagerato a magnificare i nerazzurri nel match con il team di Andrea Stramaccioni l'Inter, così, riteniamo di essere altrettanto obiettivi nel muovere critiche agli stessi atalantini per la prestazione fornita in riva all'Arno.

Ma per una equità di giudizio bisogna aggiungere che per gran parte del primo tempo la squadra non è affatto dispiaciuta. Poi, complice anche l'espulsione di un regista del valore di Cigarini, l'undici nerazzurri si è di colpo squagliato offrendo l'opportunità ai gigliati di sciorinare giocate degni della loro nobile classifica.

Certo, se dallo stadio toscano fossimo usciti con un punteggio meno severo sarebbe stata un'altra storia. Invece il poker di reti incassate e la mancata reattività nella ripresa ci induce a tirare il freno a mano sui sogni sprigionati l'indomani dell'exploit con i milanesi.

A risollevarci subito il morale è, però, la classifica rimasta, praticamente, uguale, cioè, meritevole di elogi. Mettiamoci una buona volta d'accordo: se l'obiettivo è la salvezza nessuno, allora, scomodi preoccupazione e tensioni di qualsiasi genere.

Se, viceversa, giudichiamo la rosa affidata a Stefano Colantuono in grado di lottare per posizioni più ambiziose ci resta che assumere il ruolo di grandi esigenti. Solo il futuro ci indicherà la strada da seguire. Intanto cominciamo a pensare alla sfida casalinga di domenica prossima con il Genoa auspicando una nuova metamorfosi ma.

Arturo Zambaldo

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