Coni, l'addio di Bettoni
«Senza sport non c'è futuro»

Lascia ma sembra che raddoppi. «Il Coni ha tagliato le gambe al territorio, ma senza sport locale non c'è futuro. Se potrò, a Roma farò la guerra». Lo ha detto Valerio Bettoni lasciando la presidenza provinciale del Coni.

Lascia ma sembra che raddoppi. «Il Coni ha tagliato le gambe al territorio, ma senza sport locale non c'è futuro. Se potrò, a Roma farò la guerra». Basterebbero le occhiate d'intesa al presidente regionale del Coni, Pierluigi Marzorati, seduto accanto a lui, per capire che tipo di addio stia preparando Valerio Bettoni. È la serata dei saluti, dei brindisi, degli ultimi abbracci dell'ultimo presidente provinciale del Coni prima del passaggio all'era del delegato, l'anno zero dello sport di base.

È la serata del premio a Migidio Bourifa, «la faccia dello sport che integra», dei sorrisi alla campionessa paralimpica Martina Caironi, della nuova convenzione con l'Avis e delle lacrime del presidente onorario Mario Mangiarotti, «triste, perché stasera cala il sipario sulla nostra idea di sport». Dal calcio alla scherma, dall'atletica allo sci, dal prefetto Camillo Andreana alla Phb e all'Accademia dello Sport, Bergamo lo abbraccia, lo ringrazia, lo invita a «non mollare».

E Bettoni parte in contropiede. «L'autoriforma del Coni ha tagliato lo sport italiano alle sue radici, al territorio, eppure qui si faceva tutto gratis: in 16 anni (4 mandati, dal 1996 al 2012, ndr) io ho sempre usato il mio telefonino e la mia benzina. E perché tagliare se poi le risorse vengono trasferite alle federazioni?». Bettoni guarda Marzorati, che sorride amaro. «Il budget di quest'anno è stato 60mila euro, in 16 anni si è ridotto di 5-6 volte e l'80% dei costi li produce Roma. Il Parlamento deve occuparsi degli sprechi centrali del Coni. Petrucci mi portava in palmo di mano quando abbiamo realizzato la Casa dello Sport, ora però sta facendo danni. Le cose vanno cambiate, ma non così. Sarebbe bastato ridurre i mandati, cambiare le regole, non tagliare le gambe al territorio, al futuro». Il territorio è la Casa dello Sport, il gioiello di Bettoni. «Il mio più grande successo. Lascio lo sport bergamasco unito, collaborativo, ma non vedo serenità alle porte». E non si vede delegato. «Ho detto no: non voglio poltrone, voglio le mani libere. Esco dal Coni, ma continuerò a dare una mano allo sport». Quella fatata dell'ex play Marzorati servirà a Bergamo dal 24 gennaio, il giorno dopo la presumibile conferma alla presidenza regionale. Servirà un assist per non lasciare il campo al buio. «Mi sto battendo perché Bergamo e i comitati provinciali continuino a pesare: è impensabile avere 24 dipendenti a Milano e zero dove servono. Qui dovrà restare una segreteria e almeno un paio di collaboratori per il delegato che sarà un uomo del territorio e seguirà le orme di Bettoni. Di certo le risorse del territorio andranno al territorio». Bettoni sorride. Stringe mani e già promette battaglie.

Simone Pesce

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