Mercoledì 20 Febbraio 2013

Ferraris bronzo tricolore a 34 anni
Così nonno Pietro l'ha riabilitato

Luigi Ferraris ha coronato un sogno e s'è tolto un peso. Nonno Pietro, finalmente, l'ha riabilitato: «Lui è stato campione italiano militare di maratona, mia zia Carla salì sul podio in corsa campestre: corriamo da tre generazioni, mi diceva che ero la pecora nera della famiglia…».

Sì, era. Perché lo scorso weekend, ai campionati italiani di Ancona, il 33enne mezzofondista seriano ha scritto la più bella pagina della sua lunga e onorata carriera: medaglia di bronzo sui 1.500, che certe volte oltre ai metri sono i motivi per cui essere felice.

Un'impresa degna di tal nome almeno per un paio di motivi sostanziali. Primo: della serie dilettanti sì, ma non allo sbaraglio, lui che veste la casacca di un club civile (l'Atl. Bergamo 59 Creberg) s'è messo alle spalle un bel po' di «marziani» del gruppi militari.

Secondo: erano venti tentativi e 40mila chilometri che Ferraris rincorreva una medaglia. Il suo miglior risultato nel curriculum era il sesto posto nell'edizione di Genova 2004: «A dirla tutta, stavolta, al podio nemmeno più ci pensavo - continua lui, per tre lustri bandiera del Gav -. Dopo che la settimana precedente avevo corso in 3'51” abbondante, sul mar Adriatico era sceso per onorare l'impegno. E invece…».

Invece della serie la fortuna aiuta chi se la va a cercare (a gennaio è stato tre settimane in Kenia per uno stage di preparazione) ecco servita la più classica delle giornate perfette. Iniziata nel riscaldamento: «Dovevo essere inserito nella prima serie, quella più lenta – ricorda lui, che vantava l'11° accredito -, poi un concorrente ha rinunciato e l'intervento di Achille Ventura (neopresidente della Bg 59, ndr) mi ha salvato in corner».

Proseguita sino ai 1.000 metri: «Trascorsi in maniera guardinga a fondo gruppo: fortunatamente, là davanti, si "scornavano" e non aumentavano troppo il ritmo». Conclusa negli ultimi due giri, dove uno dopo l'altro, Ferrari…s l'esperto, lo stratega, il coraggioso, ha messo la freccia sui (ben più giovani) pretendenti: «Nell'ultimo giro ho chiuso gli occhi e sono partito a tavoletta - continua lui, che ha chiuso in 3'51”74 (quattro in meno del poliziotto Dario Ceccarelli) -. Ho capito ciò che stava capitando solo all'ingresso dell'ultima curva e non ho capito più nulla».

Quando il sogno è diventato realtà ha riacceso il cellulare ed è stato travolto da sms affetto: «Un centinaio, fra cui quelli del professor Antonio La Torre, mentore dell'olimpionico Ivano Brugnetti - continua il dottor Ferraris, laureato in scienze motorie -. Mi ha scritto che la mia storia è un esempio per i più giovani a cui mi permetto di dare un consiglio: non disperdete il vostro talento e appassionatevi alle cose che fate».

Proprio come fa lui, un «malato» di atletica che a Torre Boldone (dove è stato accolto con striscioni celebrativi) è riuscito a iniziare alla regina di tutti gli sport pure i vigili urbani. Runners sì, ma pure organizzatore (è fra i promotori dell'Highlander Run), allenatore (prepara tabelle per dilettanti), commerciante (ha un negozio di articoli sportivi), la sua è una vita vissuta perennemente di corsa.

Con un centro di gravità permanente: «La mia famiglia e mia moglie "Lilly", a cui dedico questa soddisfazione - dice in chisura -. È il mio ultimo anno? A certi livelli forse sì, ma di correre non smetterò mai, l'ho nel dna». Gli è capitato di farlo a fianco di Martin Lel (entourage del dottor Rosa, lo segue quando è in Italia) un po' come faceva nonno Pietro con lui. Sono passati trent'anni, ma ai tricolori c'è di nuovo un Ferraris sul podio.

Luca Persico

m.sanfilippo

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