Sabato 01 Giugno 2013

Coppa Italia, onori a Domenghini
Ma «Ol Piero» Gardoni era il capitano

Pienamente d'accordo magnificare la preziosissima tripletta di Angelo Domenghini al Torino nello storico pomeriggio di mezzo secolo fa allo stadio San Siro di Milano. Ingeneroso sarebbe, però, non enfatizzare, in particolare, anche la presenza di Gardoni, o meglio di «ol Piero», bergamasco doc sino al midollo.

A lui, infatti, da autorevole capitano toccò, con pieno diritto, in mezzo al terreno di gioco della Scala del calcio, alzare a fine gara quella Coppa che da cinquant'anni rimane l'unico Trofeo con la «T» maiuscola custodito gelosamente nella pur ricca bacheca del club nerazzurro.

Pensate quali emozioni riproverebbe ancor oggi «ol Piero» nel ripetere anche solo virtualmente quello spontaneo gesto nelle varie cerimonie che si stanno susseguendo in questi tempi. Emozioni che, sicuramente, saprebbe di colpo trasmetterebbe all'intero popolo atalantino coinvolgendo due se non addirittura tre generazioni.

E sempre «ol Piero» agiterebbe verso il cielo quella Coppa alla sua maniera concedendosi sì un fisiologico entusiasmo ma con un contegno da togliersi il cappello Del resto sia da calciatore, sia nei successivi anni da mister e da agente assicurativo è sempre stato un esempio di persona seria, posata e onesta.

In altre parole mai e poi mai lo abbiamo sentito vantare i suoi trascorsi sportivi. E lo avrebbe potuto tranquillamente fare visto che nell'Atalanta ha disputato qualcosa come 213 partite, delle quali 209 in serie A. Gardoni, nato in borgo Palazzo nel 1934, difensore grintoso e gran colpitore di testa (prima stopper e poi libero) pure nel rivivere quello storico evento meneghino era solito sminuire la sua prestazione.

«Se non avesse segnato "Domingo" - aveva raccontato in più occasioni - avrebbe prevalso il Toro, favorito della vigilia. Noi indietro abbiamo cercato in ogni frangente di proteggere la porta e quando non ci siamo riusciti c'era un Pizzaballa che in giornata splendida volava da un palo all'altro tanto da sembrare un indomabile saltimbanco». Insomma, mai e poi mai «ol Piero» parlava di sé, nonostante di quella squadra fosse a buona ragione il capitano.

Arturo Zambaldo

m.sanfilippo

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