Lunedì 26 Ottobre 2009

A Prandelli il premio «Facchetti»
«Emozionato, non so se lo merito»

«Sono veramente emozionato per questo premio. Ho avuto la fortuna di conoscere Giacinto ed essere qua oggi è un onore per me, mi auguro di essere all'altezza». Sono le prime parole di Cesare Prandelli dopo la consegna lunedì 26 ottobre del premio «Giacinto Facchetti - Il bello del calcio».

«Sono quasi imbarazzato, con sincerità non penso di meritare un premio così importante. Ho avuto la fortuna di conoscere Giacinto quando allenavo Gianfelice nelle giovanili dell'Atalanta e lo portavo sempre ad esempio. Non mi chiedeva quanto potesse dare suo figlio sul piano del gioco, ma come si comportava. Il problema degli allenatori del settore giovanile è gestire i genitori, non i ragazzi. Sono onorato di ricevere questo premio, mi auguro di essere all'altezza».

Prandelli ha anche parlato della Fiorentina e del suo futuro. «Se lascio la Fiorentina per una big? Ma io sono già l'allenatore di una grande perché Firenze e la Fiorentina sono una realtà importante. Sono convinto di poter arrivare a vincere qualcosa qui. Ora però sto pensando solo al Genoa. Firenze per me è qualcosa di importante a livello professionale. È una città generosa che a volte può mettere i giocatori in difficoltà, perchè quando ricevi tanto devi essere all'altezza».

Gianfelice Facchetti, figlio di Giacinto, apostrofa così il tecnico della Fiorentina: «In una realtà non solo calcistica dove si persegue l'affermazione del sé, Cesare Prandelli è un esempio silenzioso di lavoro e sincerità. È sempre stato un uomo corretto, sereno, grintoso, sorridente, incarna il significato più vero del premio».

Infine, Prandelli si è allineato alle dichiarazioni di Fabio Capello. Il ct inglese lunedì mattina a Coverciano ha dichiarato che in Italia comandano gli ultrà (intervento stigmatizzato da Petrucci, presidente del Coni): «Sono d'accordo con lui, anche se noi a Firenze in questi anni abbiamo tenuto un rapporto straordinario con la tifoseria. La proprietà ha chiarito subito che certi atteggiamenti non sarebbero stati tollerati».

m.sanfilippo

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