Venerdì 16 Maggio 2014

Addio Livaja, cessione fulminea

3 milioni a testa per Atalanta e Inter

Marko Livaja

Ci hanno messo davvero poco Atalanta e Inter a cedere Marko Ljvaia al Rubin Kazan, compagine russa con partecipazioni a Champions ed Europa Langue. In chiave Atalanta, non c’è che dire, a beneficiarne sono le entrate di bilancio certificate in 3 milioni di euro in aggiunta a quelle precedenti legate a Schelotto, approdato sempre alla corte dell’allora patron Massimo Moratti.

La più che buona quotazione complessiva attribuita alla punta croata (6 milioni) sta a significare che la dirigenza del Rubin crede parecchio alle qualità tecniche dell’attaccante. Del resto sul talento di Ljvaia anche a Bergamo se n’erano accorti nella sua totalità.

Ma i ripetuti episodi di intolleranza nei confronti del mister Stefano Colantuono, del compagno Radovanovic, di parte del pubblico e il rifiuto di riscaldarsi a Udine hanno indotto il club nerazzurro a interrompere i rapporti anzitempo. Inevitabili, a questo punto, quanto meno un paio di domande.

Perché chi di dovere (più d’uno) non è riuscito a «raddrizzarlo» o forse meglio a gestirlo nella dovuta maniera? E, ancora: se in un prossimo futuro il suo cartellino dovesse lievitare ulteriormente? Domande legittime che già si pongono i supporter. Precedenza alla risposta numero due ricorrendo al «fammi indovino e ti farò ricco».

Sulla mancato risultato della gestione ci va di sostenere che in varie circostanze a Zingonia (e non solo) ci hanno provato in molti usando ora il bastone ora la carota. In ogni caso a noi piace ricordare, per prima cosa, il Ljvaia che ci ha fatto scattare entusiasticamente in piedi al gol vittoria, allo stadio Azzurri d’Italia con il Bologna e alla doppietta realizzata alla Roma (2-2 il verdetto finale) due stagioni or sono. Sulle «marachelle» di vario genere ci rimane la profonda amarezza che le stesse hanno causato l’ interruzione di un contratto che se prolungato ci avrebbe potuto regalare un sacco di soddisfazioni. Di ciò, consentiteci, di essere certi.

Arturo Zambaldo

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