Lunedì 24 Febbraio 2014

Atalanta, addio a un mito

Ezio-gol, bomber della gente

Ezio Bertuzzo in azione in Atalanta-Vicenza di serie C, anno 1981/82

Non poteva che andarsene di domenica, Ezio-gol. E l’ha fatto prendendo una di quelle sue tipiche rincorse, come quando tirava i calci di punizione. Solo che, stavolta, invece di fregare portieri e barriere avversarie, ha fregato noi. Che pur sapevamo quanto stesse male, ma non volevamo saperne di convincerci. Anche perché è successo tutto maledettamente in fretta.

Ezio Bertuzzo era stato operato la scorsa estate, ma l’intervento era apparso completamente risolutivo. Era felice, soprattutto per essere tornato in Piemonte dopo anni a Bassano del Grappa, lui, figlio di emigranti veneti che si erano stabiliti a Settimo Torinese, dov’era nato. Con Luisa, la seconda moglie, che si chiama curiosamente come la prima, aveva trovato la casa dei suoi sogni, a Gassino, colline torinesi. Immersa nel verde e nella tranquillità, con la basilica di Superga appena sopra, tanta roba per un cuore Toro come il suo. E tutti i controlli del caso stavano andando benone e lui lo raccontava agli amici per tranquillizzarli e per dire che non vedeva l’ora che arrivassero le belle giornate per saltare sulla mountain bike e farsi le colline in su e in giù. Perché Ezio non stava mai fermo. Ma nell’ultimo mese la situazione è precipitata. Non era da lui non rispondere ad un sms. È stato in quel momento che gli amici hanno capito.

Ezio era nato il 23 luglio 1952 ed aveva cominciato da piccolo a giocare a pallone, proprio nella cinta torinese dove s’era da poco trasferito di nuovo. Questo lungo giro della vita lo divertiva. Dopo le giovanili del Torino (Ezio fece il raccattapalle nell’ultima partita di Meroni) ecco l’esperienza all’Asti Ma.Co.Bi. col giovane Antognoni, e poi il salto al Brescia (25 reti in 80 partite): Ezio, insieme a Chico Nova, riesce a non creare eccessive discussioni tra i tifosi divisi dall’Oglio. Anzi, anche per lui, questa rivalità a volte troppo accesa è motivo di dispiacere. Poi arriva Bologna e, nel 1976, l’approdo a Bergamo, con residenza in via Cappuccini, agli ordini di Titta Rota («Un padre piuttosto che un allenatore», ricordava spesso) e la cavalcata gloriosa verso la serie A, segnando la bellezza di 13 gol, culminata con lo spareggio di Genova. Chi ha l’età per potersela ricordare, quella stagione, capisce perfettamente che il calcio non è fatto solo di numeri e di quoziente reti. Bertuzzo è stato uno degli artefici di quei giorni lontani nella memoria, ma vicini nel cuore. Quella promozione è nell’immaginario di ogni tifoso: i risultati per arrivare agli spareggi, la lunghissima teoria di pullman sull’autostrada, gente che arrivò a Genova fuori tempo massimo, quella partita col Cagliari con i tifosi della Sampdoria gemellati coi nostri, i panini imbottiti e la cocacola sul lungomare, i caroselli di auto a Bergamo.

Chissenefrega se, negli anni successivi, Ezio Bertuzzo farà fatica a giocare. E ancor di più a segnare. Ormai lui è nella leggenda. Però, nel 1977, è ancora del Bologna che, per questioni mai chiarite del tutto, preferisce girarlo al Cesena. Per Ezio e per i tifosi nerazzurri è un brutto colpo. Verrà esposto uno storico striscione e il mensile «Forza Atalanta» ne farà una copertina: «Achille, dopo la A regalaci Ezio».

E il presidente Bortolotti, che aveva dato la sua parola, ragionò col cuore e riportò Ezio a casa in autunno, accettando perfino che il Cesena alzasse il prezzo.

Da lì in poi, per Ezio, non ci sarà gloria eccessiva: un parco attaccanti affollato lo relegherà ai margini perfino in serie C. Ma ormai il suo nome è scolpito nel cuore dei tifosi che, nel maggio del 2012, espongono la sua maglia gigante in Curva Nord, insieme ad altri sei monumenti dell’atalantinità.

Ezio non voleva crederci. «Penso che questo gesto sia quanto di meglio possa capitare a un giocatore. Io non riesco a capacitarmene, ma un affetto così è il miglior riconoscimento che si possa desiderare».

Appese le scarpette a 37 anni, con una bella parentesi a Crotone, Ezio inizia la sua carriera di allenatore, specializzandosi nell’insegnamento ai più piccoli. E dopo otto anni al Bassano era felicissimo di ricominciare proprio a Gassino Torinese, dove abitava e dove aveva tirato anche i primi calci.

Intanto non trascurava i legami del suo passato che poi altro non era che un meraviglioso presente: nel luglio del 2012 la sua ultima apparizione alla Festa della Dea, portato in trionfo come sempre dai tifosi.

E gli amici di Bergamo, quelli da contattare via Facebook, ma anche quelli da sentire al telefono ogni settimana e coi quali, magari, organizzare una cena per contarla un po’ su.

Ezio era una persona splendida: ammirata da tifoso, conosciuta da giornalista, frequentata da amico. Ezio era una persona generosa e perbene, strappata alla moglie Luisa, ai figli Francesca e Filippo, ma anche a tutti quelli che hanno avuto il privilegio di frequentarlo.

Rimangono cristallizzate le immagini che nessuno potrà portarci via. Dai calzettoni arrotolati alla sua esultanza in campo, dalla zazzera al vento ai capelli rasati degli ultimi anni, dalle sue risate contagiose ai racconti con l’entusiasmo da ragazzo.

E quegli occhi celesti in cui ti specchiavi alla fine di ogni abbraccio.

Siamo tantissimi a volerti bene. Ciao, Ezio, è solo un arrivederci.

PierCarlo Capozzi

(I funerali di Ezio Bertuzzo avranno luogo mercoledì 26 febbraio alle ore 11 nella Parrocchia di San Benedetto Via Papa Giovanni XXIII 26 a San Mauro Torinese)

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