Giovedì 26 Giugno 2014

Atalanta, Colantuono sottovalutato

Ma noi ce lo teniamo ben stretto

Stefano Colantuono, l’allenatore atalantino

Tre anni di record, valorizzazione di giovani (Baselli su tutti) riqualificazione di vecchi leoni dati per finiti o giù di lì come Denis. Mettiamoci anche un paio di promozioni centrate al primo tentativo e diamo a ciò un nome e un cognome: Stefano Colantuono.

Alzi la mano chi ci può contestare. Dati, questi, oggettivi che pongono il tecnico laziale ai posti di rilievo del calcio italiano. I risultati, dunque, sono dalla sua parte ma di pari passo non fioccano le citazioni tra i migliori allenatori italiani. Una colossale amnesia collettiva? Sembra di sì ma in realtà una spiegazione la si può trovare altrettanto oggettiva.

Colantuono non gode, evidentemente, delle considerazioni e tanto meno dei favori della stampa che conta. I suoi sostenitori sono pochi e chissà per quale motivo, poco credibili. Meglio, si dice in questi casi, soli che male accompagnati. Noi ci schieriamo verso questa minoranza.

Il mister atalantino, noi, lo teniamo ben stretto. Non a caso il presidente Antonio Percassi, in piena sintonia con il direttore generale Pierpaolo Marino lo hanno blindato ancora per tre stagioni. Con buona pace di chi, sulla piazza, continua a invocare l’arrivo di sedicenti fenomeni in grado di far segnare a Denis una trentina di gol a campionato e di regalare ai tifosi un gioco degno del Maracanà ma degli immemorabili tempi del trio Didi-Vavà-Pele.

Non scherziamo: i successori di Colantuono possono stare tranquilli e accomodarsi, se mai, in tribuna a gufare magari in compagnia di qualche solone della grande stampa che saprebbe dare, per l’occasione, la dritta giusta. Ma forse non sanno che a Bergamo questa specie di esperti è ben conosciuta e opportunamente tenuta alla larga di chi di calcio ne mastica in maniera adeguata.

Arturo Zambaldo

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