Atalanta, le magliette per i neonati inviate in tutto il mondo per posta

Atalanta, le magliette per i neonati
inviate in tutto il mondo per posta

Sui pacchi impilati nella sede di Zingonia ci sono indirizzi curiosi che portano a cassette della posta disseminate in Francia, Svizzera, Lituania, Australia, Paesi Bassi, Inghilterra, Usa e perfino Emirati Arabi. Dentro ci sono le magliette in formato mini identiche a quelle che l’Atalanta regala a ogni neonato venuto al mondo negli ospedali bergamaschi.

Ogni anno da dieci anni ne vengono consegnate circa diecimila: quasi 100 mila bimbi sono già nerazzurri ancor prima di rendersi conto di che forma sia fatto un pallone. Perché questo interesse improvviso fuori dai confini italiani? Dopo aver conquistato i bergamaschi, da un paio di settimane il progetto chiamato «Neonati atalantini» ha attirato l’attenzione di tutto il mondo. Come già raccontato da L’Eco qualche giorno fa, il popolare podcast inglese «Golazzo» ha elogiato l’iniziativa del presidente Antonio Percassi come una delle operazioni di marketing più riuscite in ambito sportivo. Se confermato dagli inventori del «football», significa che merita davvero.

A pochi secondi dalla fine della trasmissione l’ammirazione per l’Atalanta si era già diffusa in ogni angolo del pianeta, a tal punto da mettere a dura prova il profilo Twitter della società nerazzurra che ha risposto a ogni singolo messaggio. Sono arrivati post in turco, inglese, spagnolo, francese, perfino in giapponese. Qualcuno si è anche fatto un selfie con in braccio il figlio neonato bardato di nerazzurro, come testimoniato dalle foto raccolte e pubblicate sul sito de L’Eco. Poi un (neo) tifoso ha azzardato la richiesta: «Abito negli Usa, ho un bimbo nato da poco. Mi mandereste una maglietta?». E un’altra, poi un’altra ancora, fino a una sessantina di mail in pochi giorni. L’Atalanta non ne ha ignorata neanche una. Nemmeno quella scritta in arabo e inviata dagli Emirati grazie al vento di popolarità che spira da Oriente dopo l’acquisto di Ali Adnan (andate a leggere i commenti sul video di presentazione del terzino iracheno: sono oltre 2.300 di cui oltre mille scritti nelle prime due ore di pubblicazione). In questi giorni le casacchine arriveranno nelle case alle latitudini più disparate.

A conferma di quanto la società tenga a questo progetto «Neonati atalantini» ci sono i modelli di tutte le vecchie magliette create dal 2010 e oggi custoditi gelosamente nell’ufficio comunicazione della sede di Zingonia. Troveranno posto nel museo dell’Atalanta che nascerà all’interno del nuovo stadio di Bergamo quando saranno conclusi i lavori di ristrutturazione nella stagione 2020/2021. Quelle magliette sono un pezzo di storia atalantina e soprattutto parte della storia di quasi 100 mila famiglie bergamasche.


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