Sabato 18 Febbraio 2012

Mondonico: «Macché nemico
Solo avversario per due ore»

Il giorno dopo aver vinto a San Siro con l'Inter, Emiliano Mondonico lunedì ha festeggiato Sant'Apollonia, patrono di Rivolta, mentre i suoi tifosi vestivano con la maglia azzurra la statua di San Gaudenzio, patrono di Novara.

Ma sì, adesso il Mondo è così amato ovunque che pare quasi in odor di santità. Lui sorride, dice sono stati degli splendidi regali domenica lo striscione dei tifosi dell'Inter e mercoledì sera a Bergamo l'accoglienza del Comunale.

Che non è intitolato a un santo, ma i cui frequentatori vorrebbero santificare lui, l'Emiliano Mondonico da Rivolta d'Adda. Bandiera nerazzurra (dell'Atalanta) domani vestita da ostacolo azzurro (come allenatore del Novara).

Lei domani sarà il nemico.
«No, il nemico no. L'avversario di due ore, perché questo è il calcio. Ma nemico dell'Atalanta, mai. Sarà come le sfide a scopa: in palio un caffè, mai un pegno».

Bravo mister: mai nemico dell'Atalanta. Ma il suo Novara deve vincere per forza.
«Mah, questo è un concetto relativo. Quando lunedì il Siena ha battuto la Roma, la nostra vittoria a Milano è diventata piccolissima. No, a me interessa di più tenere la porta inviolata».

Scusi?! Meglio non prendere gol che vincere?
«Per il Novara sarà fondamentale non prendere gol. Questo dev'essere chiaro. Succede da due partite, 0-0 col Cagliari, 1-0 sul campo dell'Inter. Non era mai successo».

Ecco dov'è cambiato il Novara...
«Non prendere gol concede a tutti una possibilità in più per cercare di farcela».

La corsa del Novara è solo sul Siena?
«È sul quartultimo posto. E lì c'è il Siena. Le altre mi sembrano realtà calcistiche di dimensioni diverse dalla nostra».

L'Atalanta è fuori?
«L'Atalanta ha una dimensione diversa. La penalizzazione dell'estate scorsa ha indotto i Percassi ad allestire una squadra di livello superiore. Il resto l'hanno fatto Colantuono e l'ambiente. Tutti compatti. La salvezza dell'Atalanta non è in discussione».

Il punto di forza dell'Atalanta?
«L'ho visto sul possibile rigore, quel mani sul colpo di testa di Denis... Ecco, in quel momento lì ho visto l'Atalanta: in campo tutti addosso all'arbitro, la panchina in piedi, la tribuna in piedi, tutto lo stadio a invocare il rigore. È la forza dell'Atalanta: tutti insieme, compatti. Sempre».

Leggi Pietro Serina su L'Eco in edicola sabato 18 febbraio

a.ceresoli

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