«Non scorderò mai le sirene nel silenzio»
Gasperini: dall’euforia al clima di guerra

Il tecnico dell’Atalanta ripercorre in una lunga intervista al Guardian gli oltre due mesi che hanno sconvolto Bergamo, dalla gioia di Valencia alle sirene nel silenzio della città.

Il dramma di Bergamo, il miracolo europeo dell’Atalanta, i segreti per il ritorno a un calcio essenziale, vincente e spettacolare. La lungimiranza del club nella costruzione di un progetto finalizzato alla valorizzazione di giovani talenti.L’Inghilterra va alla scoperta del fenomeno Gian Piero Gasperini, oramai sempre più internazionale, e lo fa con un’intervista del Guardian.

L’allenatore dei nerazzurri orobici, che per la prima volta si sono affacciati nel corso dell’attuale stagione alla ribalta della Champions League, raggiungendo addirittura i quarti, ha rivelato di avere «attaccato nello spogliatoio la foto di un branco di lupi: ci sono lupi nella parte anteriore, al centro e in fondo al gruppo. Quelli in primo piano impostano il ritmo, quelli in fondo sono i più forti e quelli al centro vivono protetti dagli altri. L’ultimo è il capo che si assicura come nessuno venga lasciato indietro. Il messaggio è che il leader non si limita alla prima linea: si prende cura della squadra».

Il tecnico ricorda i momenti più bui di Bergamo, la pandemia, il dramma e il lutto di una città. «Non dimenticherò mai le sirene nel centro di Bergamo. E poi, quando tornammo da Valencia, dopo avere giocato il ritorno degli ottavi di Champions, abbiamo avuto l’impressione di ritrovarci in un Paese in guerra. Quando riprenderemo metterò l’aspetto emotivo a destra, davanti e al centro. I giocatori hanno un legame fortissimo con la città. Parlerò di emozione e sentimenti, Bergamo ha sofferto tanto, è il momento di restituirle il sorriso».

Tornando al calcio, Gasp ha spiegato che, «in allenamento i giocatori devono lottare. Quelli che non sono abituati a lavorare sodo mi spaventano. Dalla lotta nascono le vittorie. Se non corri in allenamento, non lo fai in partita. È importante divertirsi, perché ne deriva lo stile del gioco e la qualità».

Gasperini ha parlato anche dell’esplosione di Gomez, Ilicic, De Roon, Gosens. «Parto da una considerazioe - sottolinea -: i calciatori non si allenano duramente come tanti atleti di quasi tutte le altre discipline. In altri sport gli allenamenti sono più duri e intensi. I giocatori devono ricordare questo e dare sempre di più. Non abbiamo mai avuto mezzi per grandi investimenti, quindi abbiamo dovuto trovare giovani in giro per l’Europa che avessero la stessa filosofia. Capaci di adattarsi al nostro stile, di prendere la mentalità offensiva. Quelli che hanno paura vanno via».

«Ho deciso - la conclusione di Gasperini - di percorrere questa strada e lo farò fino alla fine. Sono pronto a rischiare tutto perché credo in quello che faccio. Abbiamo lanciato giocatori come Caldara, Gagliardini, Petagna, Conti, che avevano pochissime partite in A. La vittoria sul Napoli di Sarri fu l’inizio di questa bella storia. Fin da subito ho voluto lavorare con i giovani. Volevo un progetto composto da giovani che preferibilmente fossero cresciuti nel vivaio».

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