«Ci siamo già giocati il 13% del territorio Perplessi sull’autostrada per Treviglio»

«Ci siamo già giocati il 13% del territorio
Perplessi sull’autostrada per Treviglio»

Coldiretti all’attacco: «Sarà un’altra ferita: abbiamo già sacrificato 35mila ettari nella Bergamasca».

Là dove c’era l’erba ora c’è un reticolo di asfalto. Così Coldiretti Bergamo descrive lo stato attuale della campagna bergamasca, continuamente frammentata ed erosa da infrastrutture e cementificazione. Un allarme che risuona da tempo e che purtroppo è tornato in questi giorni a riacutizzarsi visto il dibattito che si sta sviluppando attorno al progetto per la realizzazione della nuova arteria Treviglio-Bergamo nelle sue diverse varianti. «Non si conosce ancora con certezza il tracciato, neppure quanta superficie interesserà e quali aree andrà a toccare – dice Coldiretti Bergamo – quello che si sa senza alcun dubbio è che sarà un’altra profonda ferita inferta al nostro territorio e al settore agricolo».

Secondo l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nella Bergamasca sono già stati sacrificati 35.000 ettari, il 13% della superficie totale (vale a dire che sono spariti più di 70.000 campi da calcio). L’ultima generazione è responsabile della perdita nel nostro Paese di oltre un quarto della terra coltivata (-28%) per colpa della cementificazione e dell’abbandono provocati da un sistema di sviluppo sbagliato che in Italia ha ridotto la superficie agricola utilizzabile negli ultimi 25 anni ad appena 12,8 milioni di ettari.

«Non possiamo restare in silenzio di fronte a questo ennesimo disastro che ancora una volta va a colpire i terreni più fertili – prosegue Coldiretti Bergamo – a fronte dei più recenti rapporti economici che affidano all’agricoltura prospettive di sviluppo economico ed occupazionale anche nei prossimi anni, se decidiamo nella nostra provincia di continuare con questo trend di consumo della terra coltivabile che abbiamo a disposizione, dobbiamo essere consapevoli che questa scelta avrà sempre più effetti diretti sulla nostra vita, la nostra alimentazione, la nostra salute»

In un territorio meno ricco e più fragile per il consumo di suolo si avvertono con maggiore violenza gli effetti dei cambiamenti climatici con le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire. Inoltre, con la diminuzione della campagna viene meno anche la capacità di sequestrare anidride carbonica e di rimuovere il Pm10, pertanto pulire l’aria diventa più complicato.

«Per proteggere la terra e chi la abita – sottolinea Coldiretti Bergamo - dobbiamo difendere il nostro patrimonio agricolo e la nostra disponibilità di fertile campagna con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività agricola. Sacrificare altro suolo per costruire l’ennesima strada vuol dire andare in tutt’altra direzione». Coldiretti Bergamo invita le istituzioni preposte a valutare attentamente soluzioni per realizzare una viabilità meno impattante per il territorio. «Nel prossimo mese di ottobre – conclude la Coldiretti provinciale – Bergamo ospiterà il G7 dell’agricoltura. Con quale modello agricolo intendiamo presentarci al mondo? Con un modello agricolo da “salotto” oppure con un modello agricolo effettivamente produttivo, che fa impresa in modo sostenibile, produce cibo di qualità, crea occupazione e fa vivere i territori in cui viviamo? Mostrare attenzione verso un bene prezioso come la terra sarà un modo per dire con chiarezza quale risposta si vuole dare a queste quesiti».


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