«Il nostro amore nato al liceo  Uniti nella scelta di andare all’estero»
1Marcella Molteni e Filippo Basso Ricci, 31enni di Arcene e Treviglio, da due anni vivono e lavorano ad Amsterdam: la loro storia d’amore e di coppia si è rafforzata negli anni condividendo scelte importanti come il trasferimento all’estero; 2 Marcella lavora per una azienda di selezione del personale; 3 Ad Amsterdam hanno scoperto una città cosmopolita e multiculturale.

«Il nostro amore nato al liceo

Uniti nella scelta di andare all’estero»

Marcella e Filippo Basso Ricci, da 2 anni nei Paesi Bassi.La loro storia nata dai banchi del Galilei a Caravaggio. Gli studi, le nozze, la tappa a Firenze e poi il grande salto «Anche se ci conosciamo dal primo anno di liceo e siamo fidanzati dalla quarta superiore non abbiamo mai sentito il bisogno di prendere strade diverse o di lasciarci. In questi 13 anni siamo cresciuti insieme, allo stesso tempo come singoli e come coppia, e ci siamo sempre sostenuti e spinti l’uno con l’altra, e forse è proprio per questo che oggi abbiamo fatto così tanta strada e siamo arrivati fino a qui».

Marcella Molteni, trentunenne di Arcene, laureata in Lettere all’Università degli Studi di Bergamo, spiega così il segreto del rapporto che lega lei e suo marito, Filippo Basso Ricci, anch’egli trentunenne, di Treviglio, laureato in Amministrazione, Finanza e Controllo all’Università Bocconi di Milano, e che li ha tenuti uniti e condotti fino ad Amsterdam, dove vivono e lavorano da due anni.

I due si sono conosciuti sui banchi del liceo Galileo Galilei di Caravaggio. «Ci abbiamo messo 4 anni – racconta Filippo – prima di iniziare a frequentarci, ma dalla quarta, poi, non ci siamo più lasciati». Diplomati nel 2006, hanno frequentato università diverse, in città diverse. «Avevo ben chiaro – continua – che corso universitario volessi fare e dove. Così, finito il liceo, ho seguito l’iter dei test di ammissione alla Bocconi di Milano e li ho passati». «Io, invece – specifica Marcella – ho deciso di frequentare Lettere a Bergamo, era l’ambito che mi interessava ed era vicino a casa, quindi non ho avuto dubbi.» Nonostante gli studi in città diverse i due hanno continuato a sostenersi. «Durante gli studi – spiega Filippo – ho anche vissuto a Milano per un anno, ho studiato per 6 mesi all’estero, a Kingston, in Canada, nel 2008, alla Queen’s University, e nel 2010 ho svolto uno stage ad Amsterdam. Questo non ci ha allontanati, anzi. Poi Marcella è venuta a trovarmi in tutti i posti dove sono stato e con i mezzi di comunicazione di oggi siamo riusciti a rendere meno difficile la lontananza in quei periodi».

Marcella, invece, durante gli studi universitari ha sempre lavorato. «Prima facevo la babysitter – racconta la ragazza – e davo ripetizioni ai bambini delle elementari e delle medie, poi, negli anni della specialistica lavoravo a tempo pieno per un’agenzia di comunicazione di Caravaggio: Medusa, Immagine e Intermediazione». A Firenze il primo trasferimento lontano da casa. «Per primo mi sono trasferito io – spiega Filippo – nel marzo del 2012. Ancora prima di laurearmi alla specialistica ho ricevuto un’offerta dalla General Electric e, una settimana dopo la laurea, ho iniziato a lavorare per loro nella sede di Firenze. In quell’azienda sono cresciuto molto a livello lavorativo, cambiando anche diverse posizioni e avanzando nella mia carriera». «Io – continua Marcella – l’ho raggiunto un anno dopo nel febbraio 2013. Inizialmente ho mantenuto il mio lavoro per Medusa, lavorando da remoto, da casa, ma da metà aprile 2013 ho iniziato a lavorare per Randstad, nel settore delle risorse umane, prima a Poggibonsi e poi a Firenze».

L’11 ottobre 2014 si sono sposati e nel novembre del 2016 il trasferimento ad Amsterdam. «Ho ricevuto una proposta di lavoro da Philips Lighting, leader mondiale nel settore dell’illuminazione, per la quale mi occupo di analizzare il contesto competitivo e i mercati in cui operiamo – spiega Filippo –, e Marcella mi ha spinto ad accettarla». Nonostante le difficoltà iniziali, oggi i due sono felici della scelta presa. «Per me è stato un salto nel vuoto – racconta Marcella –. Non sapevo neppure l’inglese: ho iniziato a prendere lezioni private e a maggio ho iniziato a lavorare per Adams Multilingual Recruitment, una società di selezione del personale, dove lavoro ancora oggi. Adesso, dopo due anni, posso dire di trovarmi sicuramente meglio e di essere contenta della scelta fatta». «Ad Amsterdam ci sono tantissime persone nella nostra stessa situazione – racconta Filippo –: trasferite per lavoro, lontane da casa e senza altri conoscenti. Quindi è stato più facile fare amicizia e stringere rapporti, rispetto a quel che abbiamo provato a Firenze, dove le persone in città hanno già rapporti consolidati e di lunga data e le persone emigrate come noi sono davvero poche».

Vivere ad Amsterdam ha, per loro, molti aspetti positivi, anche se l’Italia e Bergamo mancano sempre. «I genitori e gli amici mancano, ovviamente – spiega Filippo –, ma vivere qui ha tantissimi lati positivi. Ad esempio da Amsterdam, puoi raggiungere tantissime mete e ne stiamo approfittando per viaggiare. Poi, anche se è una capitale europea, è a misura d’uomo e non è caotica. Puoi girare in bici e il clima non è così freddo come dicono. Senza contare che la qualità della vita e del lavoro qui sono molto alte e ti resta anche del tempo libero per te stesso». «Mi mancano la famiglia, gli amici, i posti dove sono nata e il cibo italiano – conferma Marcella –. Qui, però, ho avuto l’opportunità di conoscere persone e culture che a Bergamo mai avrei potuto incontrare. Vivere in un luogo multiculturale, poi, ti fa capire come ogni cultura abbia qualcosa di bello e unico. Anche se stiamo lontani da casa, gli affetti che vogliono esserci ci sono comunque. I mezzi di comunicazione di oggi ti permettono di mantenere i rapporti, anche se ovviamente in modo diverso». In futuro, però, vorrebbero rientrare in Italia. «Quando pensiamo a dove vorremmo vivere in futuro – spiega Filippo –, pensiamo all’Italia. È il Paese dove siamo nati e cresciuti, è casa nostra e lì ci piacerebbe tornare, anche se al momento le opportunità lavorative in Italia per noi sono poche ed è sicuramente un fattore di cui dovremo tenere conto».


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