Ex moglie perseguitata a casa e al lavoro Finisce in carcere camionista di Cologno

Ex moglie perseguitata a casa e al lavoro
Finisce in carcere camionista di Cologno

Stretta dei Carabinieri di Treviglio contro la violenza domestica: arrestato ex marito violento ed eseguito un allontanamento dalla casa familiare.

Ancora violenza sulle donne e comportamenti ossessivi tra le mura domestiche, come effetto del «possesso negato». Questo è il filo conduttore degli ultimi due episodi sui quali i Carabinieri della Compagnia di Treviglio hanno indagato negli ultimi giorni e culminati nella giornata di lunedì 18 febbraio nell’esecuzione di due misure cautelari coercitive, una custodia in carcere e un allontanamento dal domicilio familiare nei riguardi di mariti o ex compagni violenti e prevaricatori.

La Procura della Repubblica di Bergamo, che ha coordinato le indagini dei militari dell’Arma della Bassa Bergamasca, ha così ottenuto dal Gip del Tribunale orobico tempestive ed efficaci risposte in termini di tutela e protezione a favore delle vittime di reati in prevalenza di «violenza domestica», per troppo tempo rimasti «inesplorati» all’interno di private abitazioni, come se fossero meri eventi di rilevanza «privata». Trasversalmente è un fenomeno che riguarda sia italiani che stranieri.

A Cologno al Serio, i Carabinieri della Stazione di Urgnano hanno arrestato su ordinanza di custodia cautelare in carcere un 50enne italiano del posto, da soli pochi giorni sottoposto alla misura coercitiva dell’allontanamento dalla casa familiare con divieto di avvicinamento nei confronti della moglie per questioni di «violenza domestica». Incurante del precedente provvedimento della Magistratura, l’uomo, un autotrasportatore, ha violato ripetutamente l’ordinanza del Gip, sia portandosi sotto casa della vittima, sia sul posto di lavoro, sia facendole numerose telefonate. Coinvolte in tutto ciò anche le figlie minorenni, anch’esse contattate dal padre non rassegnatosi nei confronti della moglie. Il Gip parla nel relativo provvedimento di «incapacità autocustodiale» e per tale motivo ha aggravato la misura in essere applicando il carcere.

Ad Arcene, i Carabinieri della Stazione di Verdello hanno eseguito un’ordinanza cautelare applicativa dell’allontanamento della casa familiare con divieto di avvicinamento nei riguardi di un marocchino 27enne, da tempo in Italia, dopo un precedente periodo di irregolarità sul territorio nazionale. L’uomo, nel corso degli anni, avrebbe umiliato e picchiato la moglie, una sua connazionale, conosciuta e sposata dopo un precedente matrimonio avuto con un italiana (ritenuto «fittizio» e per tale motivo condizione ostativa per l’ottenimento del permesso di soggiorno). Dopo il matrimonio con la propria connazionale aveva quindi finalmente ottenuto il ricongiungimento familiare e quindi la regolarizzazione della relativa posizione in Italia. Nel corso del tempo il 27enne avrebbe però posto in essere, forse anche a causa dell’utilizzo di sostanze psico-attive, diversi comportamenti violenti e vessatori nei confronti della consorte. Schiaffi, calci, pugni e insulti vari; la donna in alcune circostanze è stata anche costretta a ricorrere alle cure mediche per le botte ricevute. Spesso, però, era rimasta in casa per nascondere i lividi e le lesioni personali subite. Dopo la coraggiosa denuncia ai Carabinieri sono quindi scattate le indagini di rito, con la successiva emissione della misura cautelare dopo la richiesta della Procura della Repubblica del Tribunale di Bergamo. Nei prossimi giorni il 27enne marocchino sarà quindi sottoposto a interrogatorio di garanzia davanti al Gip del Tribunale di Bergamo.

Ancora una volta, è fondamentale ribadire l’importanza di denunciare sempre qualsiasi episodio di violenza, soprattutto quando lo stesso deriva da dinamiche familiari od in generale da contesti relazionali. Attivare immediatamente i Carabinieri e, conseguentemente, gli strumenti giudiziari a disposizione della Magistratura è difatti un elemento imprescindibile per contrastare qualsivoglia forma criminosa potenzialmente degenerabile anche in rischiose conseguenze per l’incolumità delle vittime. Nei casi di emergenza, il numero di pronto intervento «112» rappresenta nello specifico una prima importante risposta a tale condizione di pericolo.


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