A processo per molestie su una collega Fisascat-Cisl sarà parte civile
Il Tribunale di Bergamo

A processo per molestie su una collega
Fisascat-Cisl sarà parte civile

Un cuoco di un locale del centro città rinviato a giudizio per violenza sessuale. La presunta vittima è iscritta al sindacato, che l’ha assistita in tutto il percorso giudiziario. Parte civile anche il Consigliere di parità della Provincia.

Oggi, giovedì 18 luglio, davanti al Tribunale di Bergamo si è svolta l’udienza preliminare del processo che vede imputato il cuoco di un bar del centro città per molestie e violenza sessuale ai danni di una collega di lavoro due anni fa. L’uomo è stato rinviato a giudizio e il processo inizierà tra un anno.

Fisascat Cisl, sindacato al quale la donna è iscritta, assistita dall’avvocato Maria Grazia Sangalli, ha chiesto di essere ammessa quale parte civile, nel procedimento, quale soggetto direttamente danneggiato dalla condotta, anche con il suo servizio «Forza Fragile». La richiesta è stata accolta dal gup, insieme a quelle avanzate dalla persona offesa e dal Consigliere di parità della Provincia di Bergamo, entrambe difese dall’avvocato Miriam Campana.

«Si tratta di un risultato storico e molto positivo – commenta Alberto Citerio, segretario generale Fisascat –: per la prima volta è riconosciuto che la condotta penalmente rilevante si è posta anche in contrasto con il preciso fine statutario del nostro sindacato, promuovere e sostenere una politica sindacale che realizzi le pari opportunità, la tutela e la dignità della persona sul luogo di lavoro». «La costituzione di parte civile – aggiunge – consentirà a Fisascat, se accertata la penale responsabilità del cuoco, di chiedere il risarcimento dei danni sia morali che patrimoniali per l’attività di assistenza e sostegno alla vittima svolta per svariati mesi dopo i fatti».

Il caso scoppiò a inizio ottobre del 2017. «Dieci donne hanno preferito lasciare il lavoro piuttosto che continuare a lavorare in un’azienda e con colleghi che non conoscono le regole basi del rispetto, per non dire del Codice penale – raccontava Citerio nel presentare la vicenda –. Secondo i racconti che le lavoratrici fornirono, da parte di uno dei colleghi del locale vi sarebbero state delle avance sempre più insistenti, “non richieste né gradite”, sfociate poi nella violenza sessuale vera e propria denunciata da una di loro. Sempre secondo le lavoratrice, a nulla sarebbero valse le richieste di aiuto rivolte ai titolari del locale».


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