«Abbiam preso una valangata di lavoro» Tangenti nella sanità, le intercettazioni

«Abbiam preso una valangata di lavoro»
Tangenti nella sanità, le intercettazioni

È un quadro ancor più inquietante quello che emerge dalle intercettazioni contenute nella richiesta di misura cautelare formulata dal pubblico ministero monzese Manuela Massenz per «Lady Smile» Paola Canegrati, la «zarina» dei servizi odontoiatrici in Lombardia, arrestata insieme ad altri 20 indagati fra cui il presidente della Commissione regionale sulla sanità, il leghista Fabio Rizzi, fedelissimo del presidente Roberto Maroni.

Il 26 febbraio del 2014 la Canegrati, insieme all’imprenditore bergamasco (ora in carcere) Giuseppe «Nuccio» Nachiero, di Ponte San Pietro, membro del Cda della Elledent di Almenno, ha appena concluso un incontro con Giorgio Alessandrì (indagato per corruzione), all’epoca dirigente dell’Odontoiatria all’Unità operativa di Stomatologia del Policlinico di Milano «e si comprende – scrive il pm – che il medesimo li ha rassicurati in ordine agli affari in corso». Nel mirino della Procura c’è un appalto per la fornitura di materiale per ortodonzia e per materiale di protesica, da circa un milione di euro ciascuno, vinto poi da società riconducibili alla Canegrati e al suo presunto «sistema».

Uscita dall’incontro con Alessandrì insieme a «Nuccio», Canegrati si sente telefonicamente con il suo commercialista Giancarlo Marchetti, bergamasco con studio a Sarnico, che per la Procura era al corrente delle manovre illecite della donna e provvedeva a creare una parvenza legale (ora è ai domiciliari): «A Alessandrì poi gli facciamo un bel regalo eh...», diceva la Canegrati a «Nuccio», in attesa di avviare la conversazione telefonica con il commercialista. Al quale invece dirà, soddisfatta per l’esito dell’incontro: «Abbiam preso secondo me ’na valangata di lavoro». E poi ancora «Sua moglie (di Alessandrì, ndr) lavora per noi a Cesano Maderno». E secondo l’accusa pressava la Canegrati e «Nuccio» affinché avesse vantaggi professionali.

A gestire i rapporti con Alessandrì, per gli inquirenti, era proprio l’imprenditore bergamasco. Per la Procura lui e la Canegrati fornivano ad Alessandrì materiale di qualità «scarsa», lo definisce il pm negli atti. Intercettato, Nachiero commenta: «L’Alessandrì fa andare bene tutto».

Il pm parla di «asservimento» del funzionario Alessandrì alle ragioni e agli interessi del duo Canegrati-Nachiero», e parla di un corrispettivo «nella collocazione (lavorativa, ndr) della compagna in uno degli ambulatori della Canegrati».

Ma gli spunti contenuti nelle carte sono molti: «Allevatore di maiali» o «allevatore di polli» sono gli appellativi affibbiati «in più occasioni» a Fabio Rizzi da due degli arrestati, Mario Valentino Longo, il suo «braccio destro», anche lui finito in carcere, e l’imprenditore Stefano Lorusso.


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