Basta con le mascherine al collo «Siamo pronti a fare le multe»

Basta con le mascherine al collo
«Siamo pronti a fare le multe»

L’assessore alla Sicurezza Gandi: «Applicheremo le sanzioni». Il prefetto Ricci: «La movida non deve ripartire. Attueremo più controlli».

Le foto della gente con le mascherine abbassate a spasso per Città Alta o fuori dai locali hanno lasciato il segno. Troppe persone in giro trattando uno dei dispositivi di protezione individuale, forse quello più importante contro il contagio, come un accessorio superfluo, spesso calato sul collo o arrotolato sul bicipite.

«Bisogna che la gente sia sensibilizzata sull’uso delle mascherine – osserva Sergio Gandi, vice sindaco e assessore alla Sicurezza -. In molti tendono ad abbassarla, perché magari fa caldo e si fa fatica a respirare. Ma anche se dà fastidio va tenuta. Anche tramite i nostri agenti della polizia locale continueremo a invitare le persone a non toglierla dalla bocca, ma ora saremo più severi». In che modo? «Beh – sospira Gandi -, l’ordinanza regionale prevede delle sanzioni, se non sbaglio».

E che sanzioni. Il mancato rispetto delle misure di contenimento è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma che va dai 400 ai 3.000 euro. Gandi fa appello al «senso di responsabilità e di civiltà»: «Se continuiamo a osservare questi due principi – dice – si può andare avanti a fare quello che stiamo facendo. Se però qualcuno agisce al di là delle regole, sappia che non sempre potrà andargli bene».

Il riferimento è anche ai giovani della movida e alla tendenza ad assembrarsi fuori dai locali. Del resto, è stato questo il tema principale del riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, tenutasi giovedì 21 maggio e a cui ha partecipato lo stesso Gandi in rappresentanza del Comune. All’incontro hanno preso parte anche le principali associazioni di commercianti, esercenti e artigiani, che hanno ricevuto l’invito di prefetto e questore a sensibilizzare i propri associati sul problema assembramento fuori dai locali. Ascom, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Duc hanno spiegato che i soci sono i primi ad essere sensibilizzati. Per questioni di coscienza.

Ma anche a voler ragionare in termini di cassetto – cosa che giovedì le associazioni non hanno comunque fatto –, l’eventuale rialzo della curva dei contagi potrebbe portare a un nuovo lockdown con conseguente chiusura di locali e negozi e crollo degli incassi. Oltre ovviamente alla sanzioni che arrivano sino alla chiusura del locale.

«La movida non deve ripartire – ammonisce il prefetto Matteo Ricci -. Intendo la movida come stazionamento fuori dai locali. Gli avventori devono consumare e poi lasciare il luogo. Le modalità dovrebbero essere queste. Poi, pian piano, speriamo di tornare alle modalità del passato. Abbiamo chiesto la collaborazione di esercenti, commercianti e artigiani, contiamo sul senso di responsabilità di tutti, avventori e titolari di locali. Sennò si va a inficiare quanto di buono s’è finora fatto».

Le forze dell’ordine vigileranno. «Abbiamo rimodulato i servizi di controllo che fino al 18 maggio erano concentrati sugli spostamenti e che ora saranno finalizzati a evitare gli assembramenti», spiega ancora il prefetto. Venerdì 22 maggio è in programma un tavolo tecnico tra vertici di polizia di Stato, carabinieri, guardia di finanza e polizia locale. «Non caricheremo chi fa l’aperitivo – sorride il questore Maurizio Auriemma -, siamo uno Stato di diritto e non di polizia. Ma ovvia che se le regole non si rispettano scatta la sanzione. A Bergamo il Covid-19 ha prodotto molta sofferenza, io credo che i cittadini saranno più coscienziosi. La responsabilità è un atto di fiducia verso le persone. C’è voglia di stare insieme, c’è voglia di tornare a lavorare: è un’occasione che non va sprecata».


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