«Basta tamponi ai no vax, stanca dei loro insulti»

La farmacista Cristina Longhini, che lavora a Milano, farà solo i vaccini. «Bisogna far capire che sono fondamentali».

«Le mie due colleghe sapevano cosa avevo passato. La morte di mio padre per Covid, la mamma, farmacista a Bergamo, che si è ammalata sul posto di lavoro si è sentita in colpa per aver contagiato papà. Quando mi hanno visto in lacrime dopo l’ennesima aggressione verbale da parte di un no vax venuto in farmacia per fare un tampone, come se noi lucrassimo sul Green pass, sono state le prime a dire, guardandomi negli occhi: adesso basta». Così Cristina Longhini, farmacista di origine bergamasca che da 14 anni lavora a Milano, spiega come è nata la decisione di non fare più i tamponi. «Faremo i vaccini da lunedì, abbiamo acquistato i frigoriferi e le dosi sono già arrivate. Ma basta tamponi».

La dottoressa Longhini è consigliera del Movimento italiano farmacisti collaboratori («lavoriamo per la tutela della categoria, è assurdo non essere ancora considerati operatori sanitari») ed è tra i fondatori del movimento «Noi denunceremo», nato per chiedere «verità e giustizia» per le vittime del Covid. Esprime le sue ragioni forte di una drammatica esperienza personale, oltre che professionale. «Abbiamo lavorato da mattina a tarda sera per fare ogni giorno centinaia di tamponi ai no vax, e la maggior parte di noi, quando li fa, riscontra casi positivi, con il pericolo di portare il virus a casa. Non vedendoci riconosciuta l’indennità di rischio – ha spiegato nel corso della trasmissione “Diritto e Rovescio” di Rete 4, rispondendo a un intervento di Enrico Montesano, dichiaratamente no Green pass – avremmo preferito non rischiare venendo in contatto con persone potenzialmente positive che si sottoponevano ai tamponi. Eppure abbiamo fatto il nostro lavoro sino a quando, nell’ultima settimana, la rabbia e l’aggressività nei nostri confronti sono cresciute. Ci siamo sentite dire di tutto da parte di persone che hanno vissuto il Green pass come un’imposizione, ritenendo noi farmacisti complici di chissà quale complotto. “Devi farmi il tampone e lo devi fare adesso, perché io non voglio perdere il lavoro”, mi sono sentita dire, oppure: “Lo sapete voi che avete fatto il vaccino che morirete tutti, che vi verrà il cancro?”». Cristina racconta di un crescendo di accuse, insulti, assurdità. «Mio padre Claudio è morto la scorsa primavera a 65 anni. Era ricoverato in terapia intensiva. Quando il 19 marzo sono venuta in una Bergamo deserta e irreale per il riconoscimento del corpo in ospedale, ho visto cose che non potrò mai dimenticare. A Milano ho assistito a gli effetti della seconda ondata, la ricerca disperata delle bombole di ossigeno e di un posto in terapia intensiva. E c’è ancora chi parla di banale influenza, sostenendo che il Covid non esiste, che le foto delle bare sui camion militari sono un falso, che i morti sono stati molti meno di quelli dichiarati».

All’origine di queste convinzioni ci sarebbe «un errore di comunicazione, una grave mancanza di informazione», sostiene la farmacista. «L’importanza dei vaccini non è stata spiegata nel modo giusto, dobbiamo far capire alla gente che del vaccino bisogna fidarsi, che è fondamentale per salvarsi la vita e per evitare il diffondersi del contagio». Cristina Longhini spiega che questa sarà la sua battaglia. Anche in nome del padre. Ha già iniziato, dopo la sua partecipazione alla trasmissione televisiva di Paolo Del Debbio le richieste di interviste sono state numerose, e lei non si è sottratta.

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