Bergamo «Capitale della cultura 2023» Insieme a Brescia, c’è il sì della Camera

Bergamo «Capitale della cultura 2023»
Insieme a Brescia, c’è il sì della Camera

I due capoluoghi potranno fregiarsi del titolo di «Capitale italiana della cultura» per il 2023.

L’emendamento è passato in Commissione Bilancio alla Camera per conferire il titolo per legge alle due città. La proposta è un’idea del deputato bergamasco Devis Dori (M5S) al Decreto Rilancio - sottoscrittore il bresciano Claudio Cominardi - che prevede che il titolo venga assegnato alle due città senza che debbano partecipare al bando del prossimo anno, come inizialmente previsto. Il passaggio successivo sarà in Senato, dopo il via libera al Decreto Rilancio, la prossima settimana.

L’idea di correre insieme per il titolo di Capitale italiana delle cultura 2023 era venuta ai sindaci di Brescia e Bergamo, Del Bono e Gori, che avevano annunciato l’intenzione di partecipare al bando indetto dal Mibact. «Abbiamo accolto la proposta di Brescia in mezzo secondo – aveva spiegato Giorgio Gori – e condividiamo l’idea che la cultura possa diventare la leva della rinascita delle nostre città con una forte valenza simbolica per il Paese».

Soddisfatto Dori: «Durante l’emergenza Covid, Bergamo, la mia terra, così come Brescia ed altre città̀ italiane, hanno pagato un caro prezzo in termini di vite umane e di sofferenza. Fare di questi due territori un punto di riferimento culturale per un anno significa offrire un contributo concreto alla loro ripartenza. Arte, cultura, tradizioni e bellezza sono devono essere gli strumenti privilegiati con i quali ricostruire il tessuto sociale e ridisegnare il futuro della nostra penisola. Bergamo e Brescia, l’Italia intera, hanno resistito con orgoglio e tenacia nei momenti più bui, ora è il momento di ripartire con quanto di meglio possiamo offrire a noi stessi e al mondo: la bellezza».

Il testo del decreto dovrà ora essere approvato dall’Aula dove arriverà lunedì mattina - con probabile apposizione della fiducia nel pomeriggio -, mentre il voto finale di Montecitorio è atteso per mercoledì. Il provvedimento praticamente immodificabile passerà quindi al Senato dove dovrà ottenere il via libera definitivo entro il 18 luglio per permettere la conversione in legge del decreto.Entro fine gennaio 2022 le due città dovranno presentare al ministero dei Beni culturali un progetto unitario con le iniziative finalizzate a incrementare la fruizione del patrimonio culturale


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