Bergamo crocevia per la lotta alla fame Il futuro dell’agricoltura passa dal G7

Bergamo crocevia per la lotta alla fame
Il futuro dell’agricoltura passa dal G7

Cosa è il G7 dell’agricoltura? E perché è importante per Bergamo? Proviamo a spiegare cosa succede nella nostra città in questi due giorni.

Francia, Regno Unito, Giappone, Stati Uniti, Canada, Germania e Italia. Anzi, Bergamo. Il G7 dell’agricoltura entra nel vivo: sabato 14 ottobre iniziano le riunioni ufficiali tra i rappresentanti del “gruppo” dei sette paesi più industrializzati del mondo per discutere di sicurezza alimentare, gestione dei rischi in agricoltura, la spinta della produzione con meno risorse, lo spreco di cibo da limitare. E ovviamente i cambiamenti climatici, che influiscono in modo determinante sull’agricoltura.

Molti se lo sono chiesto: cosa è il G7? Non è un’organizzazione internazionale come la Fao o l’Unesco, ma un quadro di incontri informali al massimo livello, che si è strutturato negli anni. Non ha un quartiere generale, viene ospitato a rotazione in base al paese che detiene la presidenza. Negli anni Ottanta il G7 si occupava quasi solo di sicurezza, poi i temi sono stati ampliati includendo Ambiente, Energia, Sviluppo, Lavoro, Giustizia e Affari Interni, Ricerca Scientifica, Agricoltura

Il nucleo centrale della preparazione dei Vertici sono gli Sherpa (Rappresentanti personali dei Capi di Stato e di Governo partecipanti ai Summit), che vengono assistiti nelle proprie funzioni di supporto al processo preparatorio dei Vertici dai Sous Sherpa Esteri e dai Sous Sherpa finanziari. Su alcune tematiche particolarmente complesse (lotta al terrorismo ed alla criminalità organizzata, salute, sviluppo, sicurezza nucleare, ecc…) sono inoltre stati creati gruppi di lavoro ad hoc.

Parallelamente all’ampliamento dei temi e dei livelli della collaborazione in formato G7/G8, anche le Dichiarazioni dei Capi di Stato e di Governo in occasione dei Vertici annuali hanno assunto una maggiore articolazione. Le Dichiarazioni non hanno carattere vincolante, ma sono importanti perché i Capi di Stato e di Governo vi assumono impegni politici al più alto livello, indicando l’indirizzo che intendono seguire insieme su temi cruciali quali la finanza, lo sviluppo, l’ambiente o la sicurezza.

IL G7 A BERGAMO - Sono 14 gli incontri bilaterali in programma, alcuni dei quali già iniziati, tra i ministri e i rappresentanti di Italia, Francia, Germania, Giappone, Canada, Regno Unito, Stati Uniti, Unione Europea e Fao. Nell’ambito del G7 agricolo si tiene anche il primo vertice in Europa dell’era Trump, tra il ministro statunitense all’Agricoltura Sonny Perdue e il Commissario europeo Phil Hogan. Perdue ha incontrato anche il direttore generale della Fao, Graziano Da Silva, mentre il Commissario Hogan ha avuto un incontro con il ministro canadese Macaulay. Il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina avrà tre incontri bilaterali: con i ministri canadese, francese e tedesco.

«Noi dobbiamo lavorare sempre di più per tutelare il reddito di contadini, allevatori, pescatori, e dobbiamo farlo sopratutto guardando al tema del cambiamento climatico e come questo gigantesco fenomeno impatta sui modelli agricoli familiari – ha sottolineato il ministro -. «Dobbiamo trovare nuovi strumenti di tutela di queste esperienze nei rischi, regolare il mercato per avere la possibilità di generare più reddito, in particolare per la piccola e media impresa agricola». «Bisogna riconoscere la pluralità agricola e la distintività - ha continuato -. Il lavoro di contrasto al falso cibo e di valorizzazione dell’ origine della materia prima in rapporto ai consumatori è una delle sfide del nostro tempo». «Anche in Italia abbiamo bisogno di tutelare di più i nostri produttori, per consentirgli di esportare di più ed evitare la falsificazione del cibo italiano. Questo lo si fa solo sedendosi attorno a un tavolo».

Per il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, «va sempre tenuta presente la fatica che gli agricoltori fanno». Lo ha detto partecipando a Bergamo ad un’iniziativa della Coldiretti. «Il problema - ha detto Galantino - è quello della remunerabilità: queste persone devono vivere del loro lavoro, non sopravvivere».

L’INDICE GLOBALE DELLA FAME – L’Indice Globale della Fame (GHI) 2017 mostra risultati contrastanti: nonostante una diminuzione della fame e della denutrizione rilevata nel lungo periodo a livello mondiale, in 52 Paesi del mondo i livelli di fame e di insicurezza alimentare restano allarmanti e il livello globale della fame, misurato in 119 Paesi, resta ancora molto alto con grandi differenze tra le diverse nazioni e persino entro gli stessi confini. È il Cesvi, nel suo Indice globale della fame (GHI) 2017, presentato venerdì a Bergamo, a sottolineare «le profonde e persistenti disuguaglianze» che rappresentano «il principale ostacolo alla lotta alla fame e alla denutrizione nel mondo e al raggiungimento quindi dell’obiettivo “Fame Zero”, fissato dalle Nazioni Unite per il 2030».

E su questo obiettivo viene il preciso impegno del commissario europeo all’agricoltura Phil Hogan: «L’Unione europea in questa lotta assicurerà tutto l’impegno agli Stati membri». L’analisi su base regionale contenuta nel rapporto 2017 evidenzia che a soffrire maggiormente la fame sono le popolazioni di Asia meridionale e Africa subsahariana. Resta drammatica la situazione della Repubblica Centrafricana, unico Paese con un livello di fame (50.9) classificato come estremamente allarmante e che non ha evidenziato finora alcun progresso.

LA PROTESTA - Centinaia di agricoltori al G7 agricolo si sono radunati a Bergamo su iniziativa della Coldiretti per chiedere di fermare le speculazioni sul cibo e sostenere politiche agricole che sappiano potenziare le produzioni locali. Nel sentierone della città bassa gli agricoltori con i trattori e i prodotti locali del territorio hanno portato la pecora «Vicky», assunta a simbolo del G7. «Le sue caratteristiche di resistenza, caparbietà, sostenibilità ambientale e adattabilità - spiega la Coldiretti - ne fanno l’emblema dell’agricoltura che vince nel tempo della globalizzazione restando radicata nel territorio». Coldiretti, che ha diffuso i dati di un’indagine Ixè, ha riferito che i temi principali da affrontare nel vertice di Bergamo secondo gli italiani sono: sicurezza alimentare e tutela dei consumatori (33%), difesa dei sistemi agricoli locali (32%), lotta alla fame nel mondo (24%). «Gli italiani - conclude la Coldiretti - sono divisi praticamente a metà nei giudizi sul valore del summit: il 46% che lo giudica utile, il 31% inutile, l’8% addirittura dannoso mentre il 15% non risponde».

Inoltre in concomitanza con il vertice diplomatico, infatti, all’Edonè si sta tenendo un Social Forum con assemblee, tavoli di lavoro e mercati contadini. Domenica è prevista una manifestazione in centro. Gli organizzatori hanno assicurato che sarà pacifica, ma le misure di sicurezza sono già allo studio.

LA SICUREZZA - «Siamo preparati, non siamo allarmati. Sarà un bell’evento in una bella città, la nostra, non temiamo infiltrazioni violente e non deve temerle Bergamo». Occhi e orecchi spalancati sì, da giorni, ma nervi a posto, l’ansia ben sotto il livello di guardia.

«Preparati, non allarmati», è la parola d’ordine del questore Girolamo Fabiano. «Ormai ci siamo, da oggi (ieri, ndr) per noi inizia la manifestazione. Saranno impegnati oltre cinquecento agenti? Numeri non ne diamo, ma abbiamo forze adeguate per governare questo evento 24 ore al giorno, fino a domenica».

Un crescendo di attenzione e applicazione che chi conosce da vicino il lavoro delle forze dell’ordine definisce certosino, virtuosamente maniacale, ma che secondo il questore non è affatto una spia di tensione crescente, né un effetto dei disordini di Torino, al G7 dell’industria, due settimane fa. «Dopo Torino è cresciuto il livello di tensione? Per nulla – respinge l’ipotesi al mittente il questore –. Si tratta di situazioni e contesti del tutto differenti. Chi verrà a Bergamo non ha motivo di creare situazioni conflittuali e d’altra parte il Comune ha concesso uno spazio adeguato (il riferimento è agli spazi del centro Edoné) agli organizzatori della contro-manifestazione. Confidiamo e siamo certi che si tratterà di una manifestazione di dissenso pacifica».

Il timore della città non riguarda la manifestazione «bergamasca» anti-G7, col corteo di domenica pomeriggio in partenza dalla stazione, ma semmai le possibili infiltrazioni di frange violente di provenienza estranea, dai fronti italiani a quelli stranieri più caldi. I black bloc e i loro «fratelli» in versione 2017, un eventuale fronte liquido difficilmente individuabile a priori. «Ma noi non abbiamo alcuna evidenza di possibili infiltrazioni – spiega il questore – non abbiamo motivi di pensare realisticamente che ciò possa accadere. Stiamo lavorando con attenzione massima, come richiede l’evento che la città sta per ospitare, ma Bergamo non ha alcun motivo per allarmarsi. La gente non deve avere paura e infatti non abbiamo chiuso e non chiuderemo nulla: la città è e resterà aperta».

Salvo la cosiddetta zona rossa di Piazza Vecchia, una sorta di cordone di sicurezza nel luogo dei lavori del G7. Ma il questore rifiuta l’idea che si tratti di una blindatura anche parziale, un’area off-limits nel cuore della città. «Non è una chiusura, è una misura per tutelare l’area dove si svolgono i lavori e dove si ritroveranno le delegazioni – spiega Fabiano –. I metal detector in piazza? Ci saranno dispositivi di controllo fissi nei luoghi dove accederanno le delegazioni e in generale ci sarà un controllo adeguato di tipo tecnologico per individuare situazioni o oggetti potenzialmente pericolosi».

A margine, soprattutto in Città Alta, ci sarà anche il problema dell’accesso dei mezzi di rifornimento dei locali e degli esercizi commerciali. «Abbiamo posto particolare attenzione all’approvvigionamento, in modo che non intralci la viabilità nei giorni clou. La gente sta vedendo molti agenti per strada, perché le forze dell’ordine ci sono, ma i luoghi saranno tutti fruibili. Il G7 sarà un bell’evento in un bel luogo».


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