Borgo Palazzo, case Aler semivuote: oltre metà delle domande respinte

Il caso Su 97 richieste solo 41 accolte, ora il nuovo bando per una quarantina di alloggi. Danesi: «Mi auguro si possano riempire prima dell’inverno».

Borgo Palazzo, case Aler semivuote: oltre metà delle domande respinte
Case Aler di Borgo Palazzo
(Foto di Colleoni)

Dieci mesi per assegnare una trentina di appartamenti (su 77), più della metà delle richieste respinte perché «non idonee» e un bando scaduto, che è stato rinnovato per un altro anno, nella speranza di chiudere, una volta per tutte, una vicenda lunga ormai più di 15 anni. Non c’è pace per le tre palazzine Aler di via Borgo Palazzo: dopo l’odissea di un cantiere durato oltre un decennio e caratterizzato da ritardi, fallimenti e costi quasi raddoppiati, ora il problema è quello di riempire i 77 alloggi a canone moderato che l’azienda ha messo a bando a maggio del 2021. Alla fine di dicembre ne erano stati assegnati solo 21 (altri 13 erano opzionati, ma ancora senza un contratto firmato); i restanti 56 sono stati inseriti in un nuovo bando che scadrà il 31 dicembre prossimo.

Per accorciare i tempi, le domande presentate nel 2022 vengono esaminate una ad una (non era così l’anno scorso); abolita anche la «prelazione» per i residenti in città. Eppure nel 2021 di domande ne sarebbero arrivate a sufficienza per riempire tutti gli alloggi, ma su 97 richieste solo 41 sono state ammesse. Qualcuno, poi, ha rinunciato e ad oggi tra appartamenti già occupati e altri in via di formalizzazione del contratto, quelli assegnati sono in tutto 33, ne mancano dunque ancora 44. «È evidente che dobbiamo aumentare la comunicazione per far sapere ai cittadini che c’è una grande opportunità a Bergamo, in una zona peraltro molto appetibile, perché raggiunta da tanti servizi – dice il presidente dell’Aler Fabio Danesi –. Mi auguro che nei prossimi mesi si possa colmare questo divario, se possibile prima del prossimo inverno, in modo che anche le spese condominiali non gravino più sull’ente».

Tre palazzine

Il complesso dispone anche di altri 30 alloggi affittati a canone sociale; di questi 22 sono già stati assegnati, mentre gli altri 8 sono a disposizione per eventuali cambi alloggio, oppure verranno inseriti nel prossimo bando del Comune di Bergamo, atteso in primavera. Le unità abitative sono distribuite in tre palazzine di 5 piani, per un totale di 66 trilocali, 34 bilocali e 7 monolocali. Le metrature degli appartamenti variano a seconda del numero dei locali e vanno dai 28 metri quadrati di quelli più piccoli ai 70 metri quadrati di quelli più grandi. Il problema è che dopo tanti anni di attesa, la maggior parte degli alloggi a canone moderato sono ancora liberi. Ma per una grana che fatica a chiudersi, altre se ne sono già aperte: a farne le spese i primi inquilini che hanno preso possesso dei loro alloggi nella seconda metà dell’anno scorso. Il bando di assegnazione è uscito quando gli ascensori non ancora collaudati e così i primi assegnatari sono stati costretti a salire anche 4 piani a piedi fino a venerdì scorso quando, dopo mesi di pressioni, i primi tre ascensori sono stati attivati. Peccato che uno di questi si sia già guastato due volte (sabato pomeriggio e lunedì mattina). «Un cantiere complesso e travagliato come questo – ha detto Diomira Cretti, direttore generale dell’Aler – ha visto succedersi norme in materia di collaudo degli ascensori, rispetto alle quali alcune caratteristiche tecniche dovevano essere modificate. L’ufficio ha però predisposto subito l’attività necessaria per l’omologazione».

Ma non è finita: come per gli altri edifici di Bergamo e provincia, l’Aler non ha provveduto ad appaltare i lavori di pulizia delle parti comuni a un’azienda esterna, e così l’onere spetta agli inquilini, a meno che la maggioranza di loro non chieda di attivare il servizio. Sta di fatto, però, che nessuno li ha avvisati: «In molti casi l’autogestione piace agli inquilini – dice ancora il direttore generale –. Sono loro a regolarsi o ad affidarsi a una ditta esterna. In questo caso si potrebbe attendere che la maggior parte degli appartamenti siano occupati. Resta il fatto che a Bergamo l’azienda si affida a un’impresa esterna solo per il palazzo in cui c’è la sede».

Il servizio di giardinaggio, invece, è incluso ma nessuno ha mai visto un giardiniere negli ultimi mesi. Mancano le luci sulle scale e nel piazzale dei parcheggi, ma parlare con qualcuno dell’Aler è pressoché impossibile, sia al telefono che per mail: «Lo ammetto, abbiamo una certa difficoltà di comunicazione, anche interna – conclude il direttore generale –. Non è stato facile riorganizzare una macchina che risente ancora della fusione fatta nel 2015 (a un’unica azienda fanno capo le province di Bergamo, Lecco e Sondrio, ndr). Cerchiamo di arrivare dove possiamo, potremmo fare meglio, ma ci stiamo attrezzando. Abbiamo attivato anche un’app per fissare gli appuntamenti senza telefonare».

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