Caccia al cinghiale  Ecco le nuove zone

Caccia al cinghiale
Ecco le nuove zone

Nuovi aggiornamenti per quanto riguarda la caccia al cinghiale nelle sue due forme. Il Comprensorio alpino di caccia Prealpi Bergamasche ha approvato la nuova zonizzazione per la caccia all’ungulato che tanto ha fatto discutere in questi primi mesi dell’anno per la sua proliferazione, in pratica una nuova divisione del territorio dell’unico Ca in cui la caccia è sempre stata applicata, prima del via della selezione dallo scorso 1 agosto negli altri territori di caccia.

Regione Lombardia e Utr Bergamo, mediante il decreto 10372 del 15 luglio scorso hanno stabilito che nell’area classificata idonea al cinghiale ai sensi della legge regionale del 28 giugno 2018, che il Comitato di gestione del Comprensorio debba provvedere alla ripartizione di tutto il territorio in cui sono presenti popolazioni di cinghiale in settori geograficamente omogenei per la caccia di selezione a questo ungulato, da assegnare ai singoli cacciatori che hanno scelto di praticare tale forma di caccia di specializzazione.

Le criticità gestionali sono state messe in evidenza dal presidente del Comprensorio Maurizio Volpi. «Viene data l’opportunità di uscire a caccia tre ore prima dell’alba e tre ore dopo il tramonto: ritenendo il divieto assoluto di utilizzo di mezzi non consentiti quali visori notturni o pile, trattandosi di attività venatoria, è naturale chiedersi come il cacciatore possa dimostrare di essere in attività di caccia di selezione. Riguardo al foraggiamento, sarebbe opportuno che si provvedesse ad una mappatura dei vari punti interessati, anche per garantire una maggior sicurezza ed incolumità delle persone che potrebbero essere nelle vicinanze alle zone di tiro. Inoltre questa situazione porta sicuramente ad un conflitto con altre forme di caccia che vanno ad interferire nell’utilizzo dei medesimi siti di caccia, come la selezione al cervo, capriolo e muflone. Ritengo più opportuno individuare aree specifiche per la caccia di selezione al cinghiale, separate da quelle delle forme collettive: la sovrapposizione delle due forme di caccia potrebbe portare innanzitutto a rischi per l’incolumità di tutti i cacciatori, nonché seri conflitti interni tra le varie forme di caccia, aspetto non secondario e sul quale il Comitato di gestione sta lavorando al fine di permettere equità di caccia ai propri associati, fermo restando l’attività gestionale di contenimento del cinghiale».

Il Ca Prealpi con il tecnico faunistico Roberto Viganò, al termine della presente stagione venatoria, auspica che si possa avere un dialogo con l’Utr per la revisione del protocollo regionale sulla base delle esperienze acquisite. Il territorio del Comprensorio idoneo alla caccia al cinghiale, è stato ripartito in settori geograficamente omogenei per la caccia di selezione, individuando complessivamente 44 settori, di cui 2 (settore 6 e settore 14) ad esclusivo appannaggio della forma selettiva di caccia: considerato il decreto 10372 emanato il 15 luglio, per riuscire a individuare e provvedere alla definizione dei settori di cui sopra nel breve periodo, ogni area destinata alla caccia collettiva è stata suddivisa in sub-settori omogenei, posti all’interno dei settori dove si svolge la caccia collettiva al cinghiale. Sempre al riguardo della caccia di selezione si attua come per tutte le specie di ungulati così anche per il cinghiale, per settori omogenei: il decreto regionale, nella fattispecie del Cac Prealpi, autorizza i prelievi seguendo una struttura di prelievo per classi di età (maschi-femmine inferiori ai 12 mesi n°60 capi) (maschi-femmine superiori 12 mesi n°40 ) per 20 cacciatori, mentre per la forma collettiva il piano di prelievo prevede 800 capi per oltre 300 cacciatori.

Lo stesso decreto infine raccomanda ai Comitati di gestione la massima distribuzione dei cacciatori di selezione sul territorio nel rispetto sulla congruità delle assegnazioni e la corrispondenza delle assegnazioni dei capi da prelevare a principi di equità, trasparenza ed efficacia del prelievo autorizzato. «È stata effettuata una rendicontazione degli ultimi due anni per verificare dove ci sono stati i maggiori danni in termini di rimborso, al fine di dare maggiore incisività e attenzione nella dislocazione dei cacciatori autorizzati al prelievo e l’assegnazione dei settori ai cacciatori di selezione verrà effettuata tenendo in forte considerazione proprio i danni riscontrati - sono le parole di Giovanni Morlotti, membro del Comitato di gestione e capo squadra Bassa Seriana -. Il Ca ha la competenza di questa zonizzazione, tenendo conto anche di un principio di equità nelle possibilità di prelievo in cui ciascuna squadra esercita la propria attività e cui resta inscindibilmente vincolata, al fine di realizzare un legame tra cacciatore, squadra e territorio, fondamentale per un senso di responsabilità diretta delle squadre nei diversi aspetti della gestione».

Nella seduta di fine luglio il Comitato di gestione ha approvato un’ulteriore quota di 51,65 euro per ogni capo oltre al quarto capo prelevato, la segnalazione uscite secondo le disposizione impartite dal Cac con invio di Sms, l’ istituzione di centri di verifica Valcalepio a Gandosso, Valseriana a Cene e Val Brembana a Sedrina, la nomina due responsabili di settore quali rappresentanti dei cacciatori e assegnazioni nominative secondo i piani autorizzati nel rispetto di equità tra tutti i soci.

«A Bergamo bisognerà apportare correttivi - è il commento del presidente di Fidc Lombardia Lorenzo Bertacchi-: la caccia notturna non piace innanzitutto per la sicurezza, anche degli stessi cacciatori. Il prelievo del cinghiale nei settori dove si caccia in braccata dovrebbe vedere responsabilizzate le squadre per il coordinamento degli interventi. Federcaccia già tre mesi fa ha richiesto un corso formativo per la sola selezione al cinghiale e un esame integrato “collettiva+selezione al cinghiale” anche per favorire la diffusione della selezione tra le squadre».


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