Cerca la verità su figlia e nipote morte Falso sacerdote gli spilla soldi: arrestato

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Falso sacerdote gli spilla soldi: arrestato

Il presunto millantatore: «Vogliono insabbiare l’inchiesta, ci penso io a farla riaprire». Fingeva anche «agganci» con l’allora procuratore Dettori. Il figlio: «spariti dal conto 100 mila euro».

I fantomatici don Leo Scandenberg e don Mimmo De Benedictis, ma anche i reali (e ignari) Francesco Dettori, all’epoca procuratore di Bergamo e poi capo dell’Arac (Agenzia regionale anticorruzione) lombarda, e Domenico Airoma, procuratore aggiunto di Napoli Nord. Pantaleo Castriota, leccese di 41 anni, residente a Napoli, li interpretava come un Fregoli. Non per velleità artistiche, ma – secondo le contestazioni mosse dal pm Gianluigi Dettori - per raggirare e spillare denaro a persone anche in grave stato di prostrazione, come il padre di una donna di Bergamo che nel 2013 aveva ucciso la figlioletta e poi si era tolta la vita, il quale non si rassegnava alla tesi dell’omicidio-suicidio che aveva portato all’archiviazione dell’indagine. Secondo quanto denunciato dal figlio, dal conto corrente del padre in circa tre anni sarebbero spariti quasi 100 mila euro. Non è stato dimostrato che le cifre sparite siano finite a Castriota: in favore di quest’ultimo i passaggi di denaro documentati si limitano a 2.050 euro.

Dopo settimane di vane ricerche per eseguire l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Federica Gaudino, i militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Bergamo giovedì sono riusciti ad arrestare il presunto truffatore grazie a un trabocchetto, in cui lui – che i tranelli era solito tenderli – è cascato in pieno. I finanzieri lo hanno convocato accennando a vaghe questioni tributarie da chiarire. Ma quando si è presentato, sono scattate le manette. Ora il falso sacerdote è in carcere con l’accusa di circonvenzione di incapace e millantato credito. L’obbligo di firma è stato disposto per il maresciallo capo della Finanza, A. A., di Grosseto, in servizio alla tributaria di Siena, accusato di essersi introdotto abusivamente nella banca dati dell’anagrafe tributaria per fornire a Castriota informazioni riservate. Il pm ritiene che il militare non fosse al corrente del presunto utilizzo truffaldino dei dati.


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