Conte si dimette martedì Prima il Cdm, poi al Quirinale
Giuseppe Conte (Foto by Ansa)

Conte si dimette martedì
Prima il Cdm, poi al Quirinale

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte salirà al Quirinale martedì 26 gennaio, dopo un passaggio in Cdm, per comunicare le sue intenzioni di rassegnare le dimissioni. Ipotesi reincarico.

È convocato per martedì 26 gennaio alle 9 il Consiglio dei ministri nel corso del quale - si legge in una nota di Palazzo Chigi - il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, comunicherà ai ministri la volontà di recarsi al Quirinale per rassegnare le sue dimissioni. A seguire, il presidente Conte si recherà dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

M5s fa quadrato sul presidente del Consiglio dopo la diffusione della nota. «Il passaggio per il cosiddetto Conte ter - si legge in un comunicato dei capigruppo M5s di Camera e Senato Davide Crippa ed Ettore Licheri - è ormai inevitabile ed è l’unico sbocco di questa crisi scellerata. Un passaggio necessario all’allargamento della maggioranza. Noi restiamo al fianco di Conte, continueremo a coltivare esclusivamente l’interesse dei cittadini, puntiamo a uscire nel più breve tempo possibile da questa situazione di incertezza che non aiuta. Dobbiamo correre sul Recovery, seguire il piano vaccinazioni, procedere immediatamente ai ristori per le aziende più danneggiate dalla pandemia. Il MoVimento c’è, ed è pronto a fare la sua parte».

«Con Conte per un nuovo governo chiaramente europeista e sostenuto da una base parlamentare ampia, che garantisca credibilità e stabilità per affrontare le grandi sfide che l’Italia ha davanti», scrive su Twitter il segretario del Pd Nicola Zingaretti. «Convinto sostegno a Giuseppe Conte», dicono fonti qualificate di Leu interpellate sulla fase che si aprirà domani con le dimissioni del premier e per la formazione di un nuovo governo.

Le voci di una sua imminente salita al Quirinale si sono rincorse per tutta la giornata di lunedì, così come, già da domenica, da parti della maggioranza e da parlamentari indicati come possibili «responsabili» è andato in scena il pressing per le «dimissioni-lampo» del premier e l’avvio di un Conte ter. Nel pomeriggio da fonti Pd è trapelato il ragionamento sulla mancanza di numeri a Palazzo Madama «pericolosa» in particolare in vista della relazione del ministro della Giustizia e capo delegazione M5s Alfonso Bonafede. I dem hanno assicurato a Conte che il suo ruolo «è imprescindibile» e che il Pd è comunque al suo fianco. Ma l’hanno messo in guardia sui rischi di andare in Aula per la relazione del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e sul fatto che il governo ne uscirebbe sconfitto visto che ad ora i numeri non ci sono.

In serata le riunioni dei ministri Pd con Nicola Zingaretti e di Vito Crimi con i ministri pentastellati. «Il M5S - dice in una nota Vito Crimi - è convintamente al fianco del presidente Conte in questo momento estremamente difficile per il Paese. Siamo la colonna portante di questa legislatura: come sempre ci assumeremo le nostre responsabilità, avendo come riferimento il bene dei cittadini, e ci faremo garanti dei passaggi delicati che attendono la nostra Repubblica».

È sceso in campo anche Silvio Berlusconi: «Nessuna trattativa - ha detto - è in corso, né ovviamente da parte mia, né di alcuno dei miei collaboratori, né di deputati o senatori di Forza Italia, per un eventuale sostegno di qualunque tipo al governo in carica». «La strada maestra è una sola: rimettere alla saggezza politica e all’autorevolezza istituzionale del Capo dello Stato - ha aggiunto - di indicare la soluzione della crisi, attraverso un nuovo governo che rappresenti l’unità sostanziale del Paese in un momento di emergenza oppure restituire la parola agli italiani. Mi auguro che il presidente del Consiglio sia consapevole dell’ineludibilità di questa strada».

«L’Udc rimane fuori dai giochi dei ”responsabili”». È questa la posizione condivisa dai parlamentari Udc in una riunione che si è svolta lunedì mattina nella sede nazionale del partito. I tre senatori dello Scudo crociato «hanno votato all’unanimità no alla fiducia del governo e voteranno, in maniera compatta, no alla relazione del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede», si legge in una nota diffusa dall’Ufficio stampa del partito.

In Italia «stiamo un po’ nei guai, nel pieno di una crisi che non aiuta le cose, avremmo bisogno di un governo capace di garantire che la crisi non diventi crisi sociale, che non ci sia crisi finanziaria, che sappia assicurare la qualità del piano di Recovery e confermi la scelta europeista, e invece siamo nell’incertezza», ha detto il commissario all’economia Paolo Gentiloni, intervenendo ad un evento organizzato dal Pd Belgio.

«Dimissioni di Conte? Avrebbe già dovuto darle - le parole di Matteo Salvini –. C’è un piano vaccinale fermo, le scuole sono aperte in una città sì e una no, ci sono due milioni di posti di lavoro a rischio, e noi stiamo in ballo sugli umori di Conte, Di Maio, Zingaretti, e sulle trattative di Tabacci e Mastella. È irrispettoso, disgustoso, volgare, deprimente».


© RIPRODUZIONE RISERVATA