Coronavirus, intervista a  Remuzzi «La Lombardia un disastro? Parliamone»
Giuseppe Remuzzi

Coronavirus, intervista a Remuzzi
«La Lombardia un disastro? Parliamone»

II professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche «Mario Negri» e scienziato tra i più conosciuti al mondo, sfata alcuni luoghi comuni sulla pandemia provocata dal coronavirus . «Il virus è sempre quello di prima ma le sue concentrazioni sui tamponi sono molto più basse».

La genetica? Forse qualcosa c’entra. La politica? C’entra molto anche quella, soprattutto per fare, non fare o ingigantire le polemiche. Il buon senso? Ce ne vorrebbe di più, evitando l’uso strumentale di situazioni difficili da comprendere e da far comprendere al Paese. Siamo proprio sicuri che l’ospedale di Alzano si sarebbe dovuto chiudere? Veneto meglio della Lombardia? Parliamone... Insomma, il prof. Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri, e uno degli scienziati italiani con un impact factor tra i più alti al mondo, risponde senza tanti peli sulla lingua, chiarendo bene molti aspetti legati al Covid sui quali è stata fatta una gran confusione.

Professore, risponda francamente: da 0 a 10 quanto sappiamo realmente di questa malattia? «Forse 6».

E risponda con la stessa franchezza: da 0 a 10 quanto ci hanno tenuto nascosto i cinesi del Covid-19? «La politica cinese ci ha nascosto 8 cose su 10, gli scienziati non ci hanno nascosto nulla. Mi spiego: le prime avvisaglie della malattia a Hubei si sono manifestate l’8 dicembre (e forse anche qualche settimana prima, secondo un articolo del “Guardian”). Che cosa hanno fatto le autorità cinesi dalla metà di novembre al 31 dicembre? E perché l’11 gennaio hanno comunicato all’Oms che dai primi di gennaio non avevano nuovi casi di coronavirus? Per poi a metà aprile rivedere al rialzo del 50 percento le loro stime sulla mortalità per Covid-19? (E forse non è vero nemmeno questo). Gli scienziati cinesi sono stati formidabili: il 5 gennaio hanno descritto una polmonite da causa sconosciuta, il 7 hanno identificato un nuovo virus della famiglia dei coronavirus: Sars-CoV-2, il 12 hanno condiviso la sequenza genetica con il resto del mondo. Nessun altro avrebbe saputo fare tanto in così poco tempo».


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