Email personali dall’account della ditta?
La sentenza: puoi essere licenziato
I datori di lavoro possono controllare l’uso che i dipendenti fanno della mail aziendale, o dei sistemi di messaggistica ad essa collegati. E sono anche autorizzati a licenziarli in caso di utilizzo a fini personali, se tale comportamento infrange le regole interne. È quanto ha decretato la Corte europea dei diritti umani.
Lettura 1 min.La Corte in una sentenza ha stabilito che una società privata non viola il diritto alla privacy di un dipendente quando controlla le sue comunicazioni sugli account aziendali e che il licenziamento è giustificato se li utilizza a fini privati. Si tratta di una sentenza non vincolante per i Tribunali nazionali, ma che tuttavia rappresenta un precedente nell’ambito della difficile ricerca di un punto di equilibrio tra diritto alla riservatezza e doveri contrattuali. Ad aver danneggiato l’impiegato non è stato comunque il contenuto delle mail, tutelato appunto dalla legge sulla privacy, ma l’uso di questi strumenti per comunicare. Condotta che, a giudizio dell’azienda, avrebbe compromesso gravemente la sua produttività in ufficio.
Il caso riguarda il ricorso presentato alla Corte di Strasburgo da un cittadino romeno, secondo cui i tribunali nazionali avrebbero dovuto dichiarare nullo il suo licenziamento perché frutto di una violazione del suo diritto alla privacy. L’uomo è infatti stato licenziato dopo che il datore di lavoro ha scoperto che usava la messaggeria Yahoo intestata all’azienda per corrispondere con la fidanzata e il fratello, infrangendo le regole interne della società. I giudici di Strasburgo, però, hanno stabilito che la giustizia romena ha raggiunto un buon equilibrio tra il diritto alla privacy del dipendente e gli interessi del suo datore di lavoro. In particolare, ritengono che «non è irragionevole che un datore di lavoro voglia verificare che i dipendenti portino a termine i propri incarichi durante l’orario di lavoro».
Inoltre, hanno osservato che l’accesso alla messaggeria Yahoo aziendale da parte del datore di lavoro è stato effettuato nella convinzione che contenesse solo comunicazioni professionali e che il contenuto delle comunicazioni private non è stato utilizzato dai tribunali per legittimare il licenziamento. Una distinzione cruciale, visto che alla fine, secondo i giudici di Strasburgo, a far pendere il giudizio a favore dei datori di lavoro è stata proprio la frequenza e l’uso della posta elettronica, evidentemente a danno della produttività dell’impiegato. E in nessun modo la libera espressione e quindi il contenuto delle email, la cui riservatezza resta tutelata appunto dalle autorità a protezione della Privacy. Pertanto, sostengono i giudici di Strasburgo, l’azienda non ha violato l’articolo 8 della Convenzione europea dei Diritti Umani, articolo che tutela appunto il rispetto della privacy per quanto riguarda la vita privata, familiare, casalinga e la relativa corrispondenza. Una sentenza che non ha impensierito particolarmente la Corte, visto che è stata decisa quasi all’unanimità, sei giudici contro uno.
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