Emergenza medici al Pronto soccorso «Ne servono almeno 6 al Papa Giovanni»

Emergenza medici al Pronto soccorso
«Ne servono almeno 6 al Papa Giovanni»

L’allarme lanciato dal sindacato dei dirigenti medici Anaao-Assomed: altri quattro mancherebbero a San Giovanni Bianco.

La carenza di medici, non solo di medicina generale, ma di specialisti nelle varie discipline, è ormai cronica. E le ripercussioni si fanno sentire su un settore molto delicato, quello dei pronto soccorso: a Bergamo, all’ospedale Papa Giovanni XXIII, la situazione sta creando preoccupazioni, unita alla crescita degli utenti, saliti del 20% negli ultimi 7 anni, secondo i sindacati dei medici. L’allarme lo lancia la segreteria regionale dell’Anaao-Assomed (sindacato rappresentativo della dirigenza medica), che rimarca, per voce di Stefano Magnone, segretario regionale e della segreteria aziendale Anaao al Papa Giovanni, dove esercita come chirurgo, quanto la difficoltà a reperire medici specializzati si ripercuota su «questi delicatissimi reparti, in particolare i pronto soccorso più grandi e con più accessi».

L’Anaao fa gli esempi di Parma, Bologna, e anche della Lombardia, «con Bergamo in prima fila», aggiungendo che «alle ordinarie traversie legate alla carenza di posti letto, all’iper afflusso incontrollato e spesso incongruo, si aggiunge lo svuotamento degli organici. Ai presidi periferici ora si aggiungono anche i grandi centri ospedalieri metropolitani». L’organico a Bergamo dei medici specialisti per il pronto soccorso generale si sta assottigliando: secondo le valutazioni dei sindacati a Bergamo mancano almeno 5 medici specializzati più altri 4 come liberi professionisti, mentre al presidio di San Giovanni Bianco (che fa capo alla stessa Asst) almeno 4 dipendenti, stando alle piante organiche «ideali». «Da ottobre perdiamo netti 5 medici specializzati – evidenzia Magnone –. Su questo non pesa solo il fatto che su alcune specialità c’è una carenza diventata sistemica, ma anche l’ondata di medici che va in pensione e non può essere rimpiazzata, anche perché i turn over sono bloccati, per le risorse risicate. La Regione ha stimato che quasi ogni anno vadano in pensione 2.000 medici, e questa emorragia riguarderà i prossimi 5 anni. A questo aggiungiamo che molti medici migrano verso regioni o Paesi esteri dove sono pagati meglio (a Bergamo c’è chi se ne va a Bolzano o in Svizzera), o verso il settore privato. E c’è anche chi decide di mettersi a fare il medico di base: meno rischi e stipendio migliore».

Bandi deserti

Magnone, inoltre, ricorda che gli ospedali pubblici da tempo, per ovviare al blocco del turn over, utilizzano l’istituto dei bandi per assumere i liberi professionisti pagati a partita Iva, quindi a ore: «A Bergamo l’ultimo bando per 4 liberi professionisti nel pronto soccorso è andato a vuoto. Ne è stato aperto un altro, ma temiamo che l’esito non sarà differente. Intanto i ritmi di lavoro, con i correlati rischi, stanno diventando insostenibili: questa estate c’è chi è arrivato a fare 4 weekend di turno in un mese. E non sono turni agevoli, visti gli afflussi. E nei turni ci sono anche a quelli a San Giovanni Bianco. Bisogna intervenire: serve linfa nuova negli organici, ma non si può neppure ritardare una riorganizzazione della rete ospedaliera».

Utenti record

I medici scarseggiano, mentre il pronto soccorso di Bergamo ha numeri di utenti tali da piazzare il Papa Giovanni tra le strutture lombarde con più afflussi: nel 2017 al Papa Giovanni il totale è stato di 102.262, dei quali 19.826 a quello pediatrico, 13.584 a quello di ostetricia-ginecologia, 68.852 a quello generale. E quelli di San Giovanni Bianco in totale sono stati 14.251. Secondo i dati aziendali, il fabbisogno ideale, dal punto di vista dell’organico (Bergamo e San Giovanni insieme, si tratta di un’unica équipe) sarebbe di 35 medici, a oggi ne sono in servizio 29. Ne mancherebbero sei. Negli ultimi 3 anni l’azienda ha tentato di ricorrere a graduatorie di concorsi espletati in altre strutture ma senza successo e ultimamente è stato emesso un bando (scaduto il 3 ottobre) per incarichi libero-professionali (10 posti).

«Serve un cambio di mentalità»

«Il problema c’è: la carenza dei medici specializzati si sente anche dal fatto che i concorsi per bandi a tempo determinato vanno deserti – sottolinea Carlo Nicora, direttore generale dell’Asst – . Eppure, per alcune specialità, come la medicina d’urgenza, la psichiatria, la pediatria entrare con un concorso a tempo determinato significa poi restare in forze nella struttura. Peraltro, lavorare al Papa Giovanni, in un pronto soccorso come il nostro significa accumulare esperienza». Dal canto suo, Nicora, definisce «interessante» l’ipotesi di poter utilizzare gli specializzandi per rimpolpare gli organici del pronto soccorso: «Ma anche la possibilità di utilizzare per esempio medici di altre specialità o di medicina generale. Sugli specializzandi, però, c’è un problema giuridico: se possono lavorare solo affiancati da un tutor, non li si può poi inserire in un presidio dove c’è solo uno specialista di turno, per esempio. Piuttosto lancio uno spunto di riflessione: se è importante, a risorse invariate da anni, realizzare una riorganizzazione della rete ospedaliera e anche dei singoli ospedali, serve anche un cambiamento di mentalità. Abbiamo un sistema sanitario pubblico unico al mondo, ma davanti all’universalità delle cure non si può pretendere l’impossibile. Bisogna educare all’uso del pronto soccorso, e potrebbe servire, per esempio, cambiare la codificazione dei codici verdi; già ora l’85% di questi è in realtà un codice bianco, per i quali si chiede un contributo ai cittadini». Intanto, l’Anaao-Assomed invita la politica «perché faccia presto e bene superando anacronistici ostacoli, varando provvedimenti di emergenza per immettere forze fresche, ancorché non ancora in possesso dei requisiti di legge ma provvisti della sufficiente esperienza. Occorre mettere fine a una programmazione della formazione medica specialistica autoreferenziale e avulsa da ogni sorta di professionalità e competenza richieste da un Servizio sanitario sempre più in difficoltà», sottolinea Magnone.


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