Feste annullate, il Bepi si sfoga «Assurdo, noi artisti siamo danneggiati»

Feste annullate, il Bepi si sfoga
«Assurdo, noi artisti siamo danneggiati»

«Assurdo, folle» per il Bepi. «Questione di responsabilità» per l’amministrazione comunale. Il cantautore si sfoga dopo essere stato invitato alla manifestazione di Avis Aido a Bonate Sopra, annullata all’ultimo per mancanza di requisiti di sicurezza.

La «Festa Popolare» di Avis e Aido di Bonate Sopra annullata all’ultimo minuto per questioni burocratiche dà vita a una discussione sul confine tra eccessivo zelo e questioni di sicurezza. Ad aprirla un post pubblicato sulla pagina Facebook del Bepi, il popolare cantante bergamasco Tiziano Incani, che alla festa si sarebbe dovuto esibire. Ma il suo concerto, come lo spettacolo del comico Beppe Braida, avrebbe potuto attirare più persone delle 200 consentite, facendo scattare le norme di legge previste per manifestazioni di pubblico spettacolo e rendendo necessarie certificazioni differenti e accorgimenti impossibili da adottare in tempi utili. Così lunedì, giorno in cui la festa sarebbe dovuta iniziare, gli organizzatori ne hanno comunicato l’annullamento.

«In passato abbiamo suonato davanti a 3.000 persone in posti dove ce ne potevano stare forse 300 – ha scritto il Bepi -. Adès invece an ga de sunà denàcc a 200 persune in pòscc in do ch’i ga na starès comode 3000. Siamo al paradosso». L’artista è preoccupato: «Feste che ci escludono perché portiamo troppe persone – continua il Bepi -. Organizzatori non più preoccupati che non arrivi nessuno, ma che il numero dei presenti possa sforare il consentito. Temo le conseguenze». Nel mezzo, organizzatori e artisti che pagano dazio: «Io come altri artisti non siamo così importanti da poter fare spallucce quando le nostre partecipazioni vengono annullate – precisa il cantante -. Viviamo di questo».

«È dispiaciuto anche a me: come donatore, come cittadino e come amministratore – ha replicato il sindaco Massimo Ferraris – ma la legge è questa: oltre le 200 presenze scattano norme differenti. È una questione di responsabilità».


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