Fiera, screening gratuito contro l’epatite C per chi si vaccina nel weekend
Stefano Fagiuoli esegue il test di screening per l’HCV in occasione di un’iniziativa pubblica nel novembre scorso

Fiera, screening gratuito contro l’epatite C per chi si vaccina nel weekend

Bergamo, anche il Papa Giovanni XXIII tra i quattro centri lombardi che hanno aderito alla campagna pilota di Regione Lombardia contro l’epatite C, in previsione di una estensione dell’azione di screening a tutto il territorio regionale. Sabato 24 e domenica 25 luglio, tutti i nati tra il 1969 e il 1989 che saranno presenti per ricevere l’immunizzazione anti Covid-19 nel centro vaccinale alla Fiera di Bergamo, potranno sottoporsi anche al test rapido per la diagnosi dell’epatite C.

C’è anche il Papa Giovanni XXIII tra i quattro centri lombardi che hanno aderito alla campagna pilota di Regione Lombardia contro l’epatite C, in previsione di una estensione dell’azione di screening a tutto il territorio regionale. Sabato 24 e domenica 25 luglio, tutti i soggetti nati tra il 1969 e il 1989 che saranno presenti per ricevere l’immunizzazione anti Covid-19 nel centro vaccinale alla Fiera di Bergamo, potranno sottoporsi anche al test rapido per la diagnosi dell’epatite C. Lo screening è un’arma importante per agire tempestivamente contro l’infezione cronica da virus dell’epatite C, anche conosciuta con l’acronimo HCV - Hepatitis C Virus. Si tratta di una patologia subdola, di cui è difficile accorgersi. Spesso è silente e non si manifesta con sintomi riconoscibili. Ma il suo aggravarsi può portare ad insufficienza epatica, cirrosi o tumori del fegato. Fino al 2015, anno di introduzione dei nuovi ed efficaci farmaci antivirali, in Italia ogni 30 minuti moriva una persona per le conseguenze di questa patologia. Oggi si stima che tra l’1% e l’1,5% della popolazione italiana sia affetta da questa malattia. Molti casi però rimangono non diagnosticati. In Lombardia sarebbero circa 100.000 le persone con infezione da HCV, con oltre 50.000 pazienti già trattati con successo. Per quanto riguarda la provincia di Bergamo, fatte le dovute proporzioni, i casi di soggetti che possono aver contratto il virus senza saperlo oscillerebbero tra 500 e 1.000.

Il test richiede pochi minuti e una goccia di sangue, che sarà prelevata dal dito dai professionisti del Papa Giovanni allo stand temporaneo installato nella sala d’attesa del padiglione A della Fiera di Bergamo. In linea con il target definito dal Ministero della Sanità nel Decreto di maggio, che ha introdotto la sperimentazione dei test per il biennio 2020/2021, potranno partecipare allo screening in tutti i soggetti nati tra il 1969 e il 1989. In caso di test positivo, il Papa Giovanni prenderà in carico il paziente per completare gli accertamenti diagnostici ed avviare il percorso di guarigione. La Gastroenterologia 1 e le Malattie infettive del Papa Giovanni sono il centro di riferimento provinciale per la prescrizione e dispensazione dei nuovi farmaci antivirali ed uno dei quattro centri di riferimento regionali per la diagnosi e la cura dell’HCV.

“Questa campagna è l’occasione per verificare l’efficacia di un modello di screening generalizzato sulla popolazione, di massa e gratuito, per la diagnosi precoce dell’HCV – ha spiegato Stefano Fagiuoli, direttore del Dipartimento di Medicina e dell’Unità di Gastroenterologia 1 dell’ASST Papa Giovanni XXIII -. L’infezione cronica da virus dell’epatite C (HCV) è una delle principali cause di mortalità nel mondo. Fortunatamente negli ultimi anni la ricerca ha prodotto efficaci ed innovativi farmaci antivirali ad azione diretta, che permettono in 8-12 settimane di guarire dall’infezione oltre il 95% dei casi trattati, senza di fatto effetti collaterali. L’obbiettivo è ora quello di individuare i casi non ancora diagnosticati, prima che si manifesti in questi soggetti un danno epatico severo, come la cirrosi epatica che può comportare la necessità di un trapianto oppure evolvere verso forme tumorali”.

Per questo è necessario agire tempestivamente con una capillare attività di prevenzione. La fase sperimentale in Lombardia dovrebbe anticipare lo screening gratuito nazionale, che si pone come obiettivo di eliminare l’epatite in Italia entro il 2030, in linea con le indicazioni dell’OMS Organizzazione Mondiale della Sanità. La scelta di avviare questa campagna proprio nel centro di vaccinazione anti Covid alla Fiera è dovuta al fatto che qui si presentano ogni giorno migliaia di persone. Ma è significativo il fatto che un’iniziativa simile trovi spazio proprio nel luogo-simbolo di una delle più vaste campagne di prevenzione del contagio degli ultimi tempi: quella contro il virus SarS-Cov-2.

“Le attività di prevenzione e di promozione della salute sono spesso gli strumenti più efficaci per combattere molte malattie. La diagnosi precoce è uno strumento fondamentale e che ci vede molto attenti – ha commentato Maria Beatrice Stasi, direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo -. Per questo abbiamo aderito volentieri a questa campagna-pilota, mettendo a disposizione le competenze mediche e infermieristiche della nostra Gastroenterologia 1, che è il centro di riferimento provinciale che coordina la rete contro il virus dell’epatite C. Voglio ringraziare le associazioni che hanno aderito con entusiasmo a questa proposta, offrendo la presenza dei loro volontari nel prossimo fine settimana per spiegare a chi sarà presente in Fiera l’importanza di sottoporsi al test gratuito”.

L’attività di questo fine settimana alla Fiera di Bergamo si aggiunge a quella già avviata dal Ser.D. Servizio Dipendenze del Papa Giovanni XXIII, che nel mese di giugno ha condotto la prima fase di una campagna di screening locale per l’epatite C che punta a raggiungere tutti i pazienti già in carico per problemi di tossicodipendenza. Su 130 pazienti già sottoposti a test genomico (esame dell’RNA), sono 25 (pari al 19% del totale) i soggetti risultati positivi e che saranno avviati al percorso terapeutico per la guarigione. La campagna si inserisce nella terza edizione del progetto HAND (Hepatitis in Addiction NetWork Delivery), che intende promuovere le buone prassi nella gestione del paziente tossicodipendente affetto da epatite C e consolidare la rete tra servizi per le dipendenze (SerD) e i centri di riferimento per la cura di questa malattia infettiva.


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