Fontana: fatto il ricorso al Tar «Zona rossa penalizzante»
Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana

Fontana: fatto il ricorso al Tar
«Zona rossa penalizzante»

il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, intervenendo in Consiglio Regionale nella mattinata di martedì 19 gennaio, ha confermato la presentazione del ricorso al Tribunale amministrativo contro l’assegnazione della zona rossa alla Regione Lombardia.

«Come anticipato nei giorni scorsi, abbiamo presentato ricorso al Tar contro la decisione del governo, e chiesto al Ministro di rivedere i parametri che regolano questa decisione, così impattante sulla vita dei nostri cittadini e delle nostre imprese». Così, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, intervenendo in Consiglio Regionale nella mattinata di martedì 19 gennaio, ha confermato la presentazione del ricorso al Tribunale amministrativo contro l’assegnazione della zona rossa alla Regione Lombardia, definita «fortemente, e ingiustamente, penalizzante per la nostra regione».

«Credo sia oggettivamente evidente che la Lombardia e i lombardi hanno fatto, e stanno facendo, la loro parte con responsabilità e spirito di sacrificio» ha spiegato il governatore Fontana nel suo discorso al Consiglio Regionale lombardo. «Mi auguro davvero che presto possa riunirsi di nuovo il Tavolo di confronto con le regioni per rivedere, con il ministro Speranza, i parametri di riferimento» ha aggiunto.

Il governatore ha spiegato ieri nel punto con la stampa che ci si è rivolti al tribunale amministrativo della Capitale e non di Milano «perché non è stata impugnata l’ordinanza del ministro Roberto Speranza, bensì il Dpcm che ha valenza nazionale». La contestazione riguarda i criteri che determinano l’inserimento delle Regioni nelle diverse zone di rischio. In particolare – ribadisce Fontana – il fatto che «si consideri l’indice Rt come unico criterio preponderante per la classificazione, mentre il parametro principale dovrebbe essere l’incidenza dei nuovi casi. L’Rt è strutturalmente in ritardo (si riferisce infatti alla settimana tra il 23 e il 30 dicembre), l’incidenza dei nuovi casi è molto più aggiornata e aderente alla realtà, quindi il governo dovrebbe dare maggior peso a questo parametro». Con l’applicazione corretta e coerente dei parametri, non ha dubbi il presidente, «la Lombardia sarebbe considerata in zona arancione, mentre oggi, con un’incidenza di 135 casi ogni 100 mila abitanti è in zona rossa a differenza di altre regioni che, con 350, sono in arancione». Il ricorso è con richiesta di misura cautelare urgente, quindi il Tar dovrebbe pronunciarsi a stretto giro sulla sospensione o meno della zona rossa, al massimo in un paio di giorni.

«Se nel frattempo il governo ci ascolterà – puntualizza il governatore – potremo anche ritirare il ricorso». Il presidente della Lombardia ne approfitta anche per mettere a tacere «le pseudopolemiche che da più parti si sollevano sui dati». E precisa: «Una cosa sono i dati della Regione, un’altra è quello che succede il venerdì, quando ci vengono forniti i risultati delle elaborazioni fatte direttamente a Roma, dalla Cabina, dal Cts e dall’Istituto superiore di sanità. Noi non teniamo nulla di riservato, i dati che conosciamo noi sono quelli che sanno i sindaci e che sanno tutti. Il cruscotto funziona e nessuno ha posto questioni sul suo aggiornamento». Ieri intanto il neoassessore al Welfare Letizia Moratti ha incontrato i capigruppo del Consiglio regionale per delineare le priorità di intervento, tra cui la volontà di modificare la legge 23, come dichiarato anche al momento dell’insediamento.

«”Azione” darà il suo contributo anche grazie all’importante numero di professionisti e tecnici che stanno lavorando sui temi legati alla sanità. Modificare questa legge – interviene il consigliere regionale Niccolò Carretta – è la vera priorità a lungo termine e per questo sarà importante rispondere non solo alle esigenze dettate dall’epidemia in corso». Sulle polemiche legate alla zona rossa Carretta puntualizza: «Se ci sono dati diversi da quelli del Governo la Regione li renda presto pubblici e si faccia valere nelle sedi opportune per portare la Lombardia almeno in zona arancione. La nostra gente è stremata».


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