Gori, il governo fermi la produzione
Impreparati a questa battaglia ma ci rialzeremo

«Le attività produttive sono rimaste fuori dall’ultimo decreto. La decisione di chiudere è affidata ai singoli, come ha appena fatto la Brembo. Ma sarebbe meglio, lo dicono imprenditori e sindacati, che il governo decidesse per tutti - ad eccezione di settori che non possono essere fermati - uno stop della produzione». A dirlo è il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, in un’intervista a Repubblica.

«Ho l’agenda vuota di incontri e riunioni, anche ora in Comune sono solo, mi sembra di non fare nulla, sto solo attaccato al telefono e al pc. Ma la sera arrivo a casa sfinito. Non so neanche immaginare come si senta chi lotta per la vita e la morte delle persone», racconta Gori. «Al fronte ci stanno i medici e gli infermieri. Io, rispetto a loro, sono nelle retrovie. Certo, ho dovuto prendere decisioni. È stato difficile scegliere di chiudere il cimitero. Ma l’autobus che fa la spola con la città era troppo pieno, soprattutto di anziani. E’ stato necessario invece - prosegue - riaprire la camera mortuaria e la chiesa perché le vittime sono troppe, 200 negli ultimi cinque giorni, e nelle camere ardenti degli ospedali non c’è più posto».

«Il forno crematorio funziona a ciclo continuo, i funerali non vengono celebrati e facciamo una sepoltura ogni mezz’ora. È qualcosa di inimmaginabile», sottolinea il sindaco. «Stiamo combattendo una battaglia a cui non eravamo preparati, ma che ha mobilitato anche energie straordinarie. Ho una lista di 400 volontari: si sono offerti per aiutarci ad assistere a casa gli anziani soli».

Adesso «la priorità sono gli ospedali, ma è importante che dal governo arrivi un segnale forte di sostegno economico a imprese e famiglie. Quando tutto questo sarà finito ci aspetta una fase di ricostruzione. Ma sono certo che ci rialzeremo», conclude Gori.

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