«Ho estratto due figlie e il papà dall’aereo Poi sono stato bloccato dalle esplosioni»
Angelo Pessina, ex poliziotto, è un runner e un preparatore atletico

«Ho estratto due figlie e il papà dall’aereo
Poi sono stato bloccato dalle esplosioni»

Angelo Pessina, ex poliziotto, passava per caso sull’Asse con un amico. «È forte il dolore per la ragazza morta, mi resterà negli occhi tutta la vita».

«Stavamo passando sull’Asse interurbano diretti a Seriate, il mio amico Francesco Defendi di Dalmine ed io, dovevamo acquistare del materiale per fare alcune riparazioni al Cus di Dalmine, dove noi due, entrambi pensionati, siamo parte dello staff, e stavamo andando al Leroy Merlin: proprio davanti all’Aeroclub abbiamo sentito un gran botto, pensavamo che qualcosa avesse colpito la portiera della mia auto, a destra: ci siamo girati, dal lato che si affaccia su Orio al Serio, e abbiamo visto l’ala dell’aereo. “È precipitato”, ci siamo detti, il tempo di accostare e aprire le portiere e siamo stati travolti da un boato. Sotto, nel terrapieno, il fuoco stava già mangiando il velivolo».

Con la voce esitante, il tremito dell’emozione, parla il primo soccorritore di Stefano Mecca e delle sue tre figlie, intrappolati nella cabina del «Mooney M-20» schiantatosi sabato 21 settembre intorno alle 10,30 sul terrapieno dell’Asse proprio di fronte all’Aeroclub Taramelli: è Angelo Pessina, 57 anni, ispettore capo della Polizia di Stato in pensione, prima alla Squadra mobile di Milano, poi nella Mobile di Bergamo e per 13 anni alla Polizia giudiziaria della Procura. «Non potrò mai dimenticare la scena: quando abbiamo visto il fuoco il mio amico Francesco ed io non ci siamo neppure domandati: cosa facciamo? Andavano salvate delle persone. Siamo scesi giù verso l’aereo e con il cuore che batteva all’impazzata, abbiamo agito con la maggiore rapidità possibile, c’era il rischio che l’aereo saltasse in aria – racconta Angelo Pessina –. Abbiamo visto le gambe di una ragazza fuori dal finestrino, abbiamo aperto le portiere e l’abbiamo tirata fuori, portandola sull’erba lontano dalla carcassa dell’aereo. Era questione di secondi, le piante intorno già bruciavano». «Lei gridava, diceva: “Ci sono altre persone, aiutate mia sorella”».


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