Il Papa: «Una vergogna il lavoro nero La pensione un diritto, come il riposo»

Il Papa: «Una vergogna il lavoro nero
La pensione un diritto, come il riposo»

Il lavoro che manca, la pensione che viene rinviata, la donna non sufficientemente tutelata: il Papa torna a parlare di economia e lavoro nell’udienza con i dipendenti e i dirigenti dell’Inps.

C’è la pensione che è un «diritto», come anche il riposo che deve essere «santificato», a partire dalla domenica, giorno da dedicare alla famiglia e al proprio spirito. Ma c’è soprattutto da garantire chi il lavoro non l’ha e allora «non può neanche riposare».

Il pontefice torna a definire senza mezzi termini «una vergogna» il lavoro nero, la precarietà, i ricatti. E poi interviene anche sull’età per andare in pensione, una volta associata alla «cosiddetta terza età». Oggi invece c’è chi va in pensione prima, suo malgrado, chi ha la pensione «diluita», e chi invece vede la sua pensione «rinegoziata fino ad estremismi aberranti, come quello che arriva a snaturare l’ipotesi di una cessazione lavorativa».

Poi c’è il lavoro senza diritti, e il Papa riferisce con le sue parole semplici e dirette ciò che accade tutti i giorni: «Ah, tu vuoi lavorare?» - «Sì!» - «Benissimo. Facciamo un accordo: tu incominci a lavorare a settembre, ma fino a luglio, e poi luglio, agosto e parte di settembre non mangi, non ti riposi...». « L’economia - ha commentato il Papa - «non può ricorrere a rimedi che sono un nuovo veleno, come quando si pretende di aumentare la redditività riducendo il mercato del lavoro e creando in tal modo nuovi esclusi».

Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, salutando il Papa all’inizio dell’udienza, ha riferito che in Italia sono 4 milioni i nuovi poveri creati dalla crisi economica iniziata nel 2008. Boeri ha sottolineato in particolare il disagio riscontrato agli sportelli dell’ente «in quelle aree a più alta disoccupazione, dove quotidianamente giungono domande d’aiuto che possono essere solo in parte soddisfatte alla luce delle falle del sistema di welfare» italiano.

«Il Papa dimostra - commenta il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso - di sapere cosa vuol dire lavorare per vivere, avere una vita dignitosa, cosa vuol dire non considerare il lavoro una merce come qualunque altra ma la dignità delle persone, e quindi manda dei messaggi inequivoci». Il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, evidenzia che «il Papa è stato il primo ad individuare che nel mondo sarebbero aumentati i poveri» e allora «bisogna finire di criminalizzare il mondo del lavoro e le forze sociali, perché cercano di creare le condizioni per un miglioramento economico, sociale e produttivo» dei lavoratori e «far restituire il maltolto ai pensionati».

Di lavoro ha parato oggi anche il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino: «Il nostro governo ha un problema grave che è quello del lavoro dei giovani. Abbiamo il problema della disoccupazione giovanile, dobbiamo metterci a lavorare insieme, sicuramente così avremo tanti giovani che cominceranno a credere di più negli adulti».

Il vicesegretario Pd, Lorenzo Guerini, replica: «Giuste le parole di mons. Galantino, non bisogna mai accontentarsi. Con il Governo Renzi - fa però notare - abbiamo investito tre miliardi di euro in più sulla scuola e sul fronte del lavoro. Chiaramente sia può e si deve fare di più».


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