Il virologo: «Ridurre i contatti per arginare i contagi»
Fabrizio Pregliasco

Il virologo: «Ridurre i contatti
per arginare i contagi»

Intervista al virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi di Milano e docente di Igiene all’Università Statale.

La Regione ha deciso: attività scolastiche sospese per una settimana, almeno fino al 7 marzo, per contenere l’emergenza coronavirus. «Un intervento necessario. Si utilizzerà il sistema di formazione a distanza. Sospensione per gli insegnanti vuol dire avere la possibilità di andare a lavorare nei plessi scolastici e riprendere l’attività lavorativa. È utile nell’ottica di mantenere l’operatività e far studiare i ragazzi». Il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi di Milano e docente di Igiene all’Università Statale, non usa giri di parole. Le misure disposte dalla Lombardia per le scuole non potevano essere diverse in questo momento storico.

Ma era l’unica soluzione possibile?

«Mi viene da fare un parallelo con gli antibiotici. È una medicina amara da adottare perché praticamente bisogna insistere nel ridurre le possibilità di contagi e contatti e aumentare la distanza sociale. L’insieme degli interventi va in questa direzione. Non si azzerano i contatti, sarebbe impossibile, ma meno contatti ci sono e meno occasioni si hanno di infezione».

Nonostante le misure attuate finora, i contagi aumentano ogni giorno. Come spiegarselo?

«Aumentano i casi, però con una progressione non elevata. Riprendo l’esempio degli antibiotici, perché è calzante: se l’antibiotico funziona, gli effetti si vedono alla lunga. Non è che, se si vedono buoni risultati subito, si sospende la terapia».

In che senso?

«Anche se funziona la terapia, bisogna insistere ed eliminare i batteri residui. Bisogna azzerarli. Tutto ciò è fondamentale perché abbiamo più di 105 persone in terapia intensiva e bisogna continuare nelle operazioni di controllo».

Controllo anche nelle scuole?

«Certo, controllo qui fa rima con mitigazione. Comunque possono entrare nelle scuole i docenti, i dirigenti, il personale per la sanificazione degli ambienti. Si può attivare l’insegnamento a distanza ed è opportuno così».

Ma una settimana può essere sufficiente per ritornare alla normalità?

«Potrebbe anche non essere sufficiente. Si capirà nell’arco della prossima settimana se la sintomatologia andrà a ridursi. Ad oggi non abbiamo alternative. Non bisogna preoccuparsi, ma essere attenti alla necessità di garantire la migliore assistenza possibile a tutti i cittadini e quindi anche agli utenti del sistema scolastico».

Quindi un messaggio rassicurante?

«In generale sì. Faccio l’esempio degli ospedali: se lì si spostano persone perché non ci sono più posti in terapia intensiva, il problema non è dato dalla massa di casi, ma da quella quota che necessita di un’assistenza continua. La terapia intensiva è un passaggio prolungato, ma non è un destino di mortalità».

In Val Seriana si è registrata un’impennata di casi positivi e decessi. In pratica è l’area più colpita della Bergamasca. Perché?

«Le epidemie sono come gli incendi. Hanno una progressione rispetto al dato geografico con scintille che accendono altri focolai. Per questo bisogna tenere alta l’attenzione».


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