Inchiesta minori e prostituzione Il 6° bergamasco si trova all’estero

Inchiesta minori e prostituzione
Il 6° bergamasco si trova all’estero

Sarebbe vicino il rientro in Italia del sesto bergamasco coinvolto nell’inchiesta sulla prostituzione minorile della procura di Brescia: si tratta di un presentatore televisivo. Il vescovo dopo l’arresto del parroco di Solza ha chiesto ai fedeli di «pregare per la nostra Chiesa di Bergamo attraversata in questi giorni dal dolore per le ombre del peccato. Preghiamo per chi è ferito, per chi è scandalizzato, per chi si è reso responsabile di queste ombre».

Il sesto bergamasco destinatario dall’ordinanza del gip di Brescia Alessandra Sabatucci (sono in tutto 11 gli arrestati) si trova all’estero e non gli è stata quindi ancora notificata (da qui il riserbo sul nome dell’indagato). Si tratta di un presentatore televisivo che in passato ha condotto trasmissioni hot su canali privati lombardi e che i ragazzini di 16 e 17 anni che con i loro racconti hanno dato il via all’inchiesta chiamavano «il gay famoso che paga bene». Venerdì 12 febbraio, per gli altri indagati finiti ai domiciliari, è stata la giornata dei colloqui con gli avvocati in vista degli interrogatori di garanzia, in programma lunedì prossimo a Brescia davanti al gip Alessandra Sabatucci. Nessuno dei legali ha voluto rilasciare dichiarazioni anticipatorie della linea difensiva. L’ordinanza ha colpito il parroco di Solza don Diego Rota, 45 anni, un agente della polizia locale di Boltiere, Egidio Bosio, 54 anni di Albino, un allenatore delle giovanili dell’Acos di Treviglio, Cristian Zilli di 42 anni, Pier Luigi Rossi, 49 anni, assicuratore di Bergamo ed Ettore Tucci, 40 anni di Bergamo, impiegato e volontario del gruppo alpini di Fiorano al Serio.

Le vicende giudiziarie che vedono coinvolto tra gli indagati anche il parroco di Solza don Diego Rota hanno scosso la Chiesa bergamasca. Il vescovo Francesco Beschi - che giovedì sera ha presieduto la Messa nella chiesa di San Bartolomeo in occasione dell’anniversario di morte di don Giussani – ha espresso il suo profondo dolore durante il momento della Preghiera dei fedeli con un chiaro riferimento ai fatti di questi giorni. «Chiedo di pregare per me, – ha detto – per il presbiterio diocesano, per la nostra Chiesa di Bergamo attraversata in questi giorni dal dolore per le ombre del peccato. Preghiamo per chi è ferito, per chi è scandalizzato, per chi si è reso responsabile di queste ombre». Un invito rinnovato anche al termine della celebrazione.


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