«Io, ultraottantenne, dalla guerra al Covid Rinasciamo preferendo i nostri prodotti»
Le mani di un anziano

«Io, ultraottantenne, dalla guerra al Covid
Rinasciamo preferendo i nostri prodotti»

Un anziano ci ha scritto una lettera in cui ha raccontato la sua infanzia in tempo di guerra e in cui ha invitato le persone a preferire i prodotti del nostro territorio per favorire la ripresa.

«Sono un ultra ottantenne sopravvissuto al terribile virus che ha crudelmente falcidiato la nostra Italia e sono profondamente addolorato per la perdita di cari amici e per la sofferenza di chi se l’è cavata e che vive nell’incertezza di una lenta e faticosa convalescenza.

Ho vissuto la mia infanzia negli ultimi anni della Seconda guerra mondiale e i ricordi di quel periodo sono rimasti indelebili nella mia memoria: donne rimaste vedove con più figli da mantenere; parenti nella vana attesa del rientro dal fronte di giovani dispersi; fame e rinunce di ogni genere; sfinimento fisico e psicologico, ma anche tanta voglia e fretta di rialzarsi e di rimboccarsi le maniche».

«Ero un ragazzo, ma ricordo molto bene lo slancio di solidarietà e il bisogno di aiutarsi diffuso in tutta la popolazione e, dopo tanti anni di sacrifici e di rinunce, siamo riusciti a risollevare le sorti della nostra terra e a consegnarla alle generazioni che ci hanno seguito e che non sempre hanno fatto tesoro del nostro esempio e della nostra esperienza. Così assistiamo a episodi di egoismo e insofferenza tanto gravi quanto irresponsabili (basti vedere quante infrazioni alla limitazione agli spostamenti, all’obbligo del distanziamento sociale, alla corsa all’accaparramento di quantità spropositate di generi alimentari, alla caccia alle mascherine e ai saturimetri privando chi ne aveva estremo bisogno, ecc.)».

«Fortunatamente assistiamo anche a slanci di grande altruismo e abnegazione da parte di tante persone (medici, infermieri, volontari, artigiani, ecc.); per non parlare della generosità di tanti cittadini che mettendo a disposizione generi di prima necessità si sono prodigati, in prima persona o indirettamente, attraverso versamenti in denaro, ad aiutare i più bisognosi

».

«Ultimi nella descrizione, ma in testa a tutti, i nostri Alpini che con encomiabile entusiasmo e grande voglia di lavorare, hanno contribuito in modo determinante a sopperire alle enormi lacune emerse in questa imprevedibile calamità. A tutti va il nostro plauso!

Noi bergamaschi abbiamo dato prova di grande capacità organizzativa e forte determinazione nell’affrontare l’urto di questo immane flagello ed ora, che sembra di intravvedere una via d’uscita, dobbiamo dimostrare con i fatti il significato di «Berghem de sass» o «Berghem mola mia» senza necessità di traduzione in italiano».

«Dobbiamo ricondurre la situazione alla normalità senza cercare soluzioni nella solidarietà europea o nell’elemosina dell’amministrazione centrale: la carta vincente sta nella tenacia e nella voglia di lavorare, che a noi non manca! Ma ciò non basta: occorre sensibilizzare tutti i consumatori a preferire i prodotti del nostro territorio e tutto ciò che proviene dalle fabbriche che danno lavoro alla nostra gente (orgoglio bergamasco e anche italiano!). A questo proposito mi piacerebbe che il «nostro/vostro» giornale si facesse parte diligente nel sollecitare i consumatori a orientarsi in tal senso; sarebbe altresì auspicabile che le nostre aziende possano mettere in maggior evidenza la provenienza dei loro prodotti con un contrassegno (quale ad esempio il tricolore)».

«Non ultimo l’impegno da parte degli enti preposti alla valorizzazione del territorio a far conoscere le bellezze naturali e artistiche della nostra Bergamo. Infine, sempre in tema di turismo, sarebbe opportuno, almeno in questi anni, che nella scelta delle vacanze si desse priorità alla nostra terra anziché avventurarsi in altri Paesi con le note incertezze che ne derivano».

S. R.


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