La montagna in crisi scende in città Venerdì un sit-in davanti al Comune

La montagna in crisi scende in città
Venerdì un sit-in davanti al Comune

Imprenditori, maestri di sci, sindaci e albergatori venerdì in piazza a Bergamo per una manifestazione: «Grave perdita e ristori irrisori, meritiamo rispetto».

«La Montagna merita rispetto» e il rispetto parte dall’ascolto. Per far sentire la propria voce e lanciare il grido sofferente della montagna, venerdì 26 febbraio dalle 10 alle 12 sindaci, amministratori locali, imprenditori delle società degli impianti e del settore alberghiero e della ristorazione, guide alpine e maestri di sci scenderanno in piazza, a Bergamo.

Il luogo scelto, piazza Matteotti davanti a Palazzo Frizzoni, offrirà loro visibilità e spazio sufficiente a garantire ciò per cui loro si dicono ingiustamente penalizzati: il giusto distanziamento. «Il luogo migliore sarebbe stata la Prefettura, ma lì ci sono spazi al massimo per 50 persone distanziate – spiega Juri Imberti, maestro di sci di Parre ma da 12 stagioni sulle piste di Cervinia, in Valle d’Aosta –. Noi teniamo alla sicurezza, al distanziamento, sappiamo tutti quello che abbiamo passato. Quindi abbiamo cercato uno spazio ampio e che non fosse di fronte a bar ristoranti o banche, dove già ci sono persone presenti. La scelta è quindi caduta nello slargo davanti a Palafrizzoni».

Qui ogni categoria esporrà i propri problemi, 5 minuti per rappresentante. «Ormai è impossibile parlare di riapertura – continua Imberti – perché la situazione ormai è compromessa, ma quel che vuole la gente sono ristori adeguati per ogni categoria, in base a quanto perso con le chiusure». Fermo restando che «la gente, anche con le seggiovie chiuse, in montagna ci va comunque. La cosa più giusta sarebbe stata gestire il rischio in modo controllato, come in Svizzera dove gli impianti sono rimasti in funzione, ma hanno ridotto la ristorazione favorendo l’asporto e mettendo stewart a tenere distanziate le persone», figura tra l’altro utilizzata in tante nostre località di montagna, anche sabato e domenica scorsi.

Tre valli unite
Il sostegno alla manifestazione è arrivato fin dalla prima ora dai sindaci dell’alta Valle Seriane e Brembana così come della Valle di Scalve, con la prima cittadina di Valbondione, Romina Riccardi, che ha dato la sua disponibilità a spiegare, venerdì, le ragioni «di chi vive e lavora in e sulla montagna, nel senso che tante famiglie hanno il lavoro invernale come unica fonte di reddito. Penso a chi è impiantista e magari ha la moglie in biglietteria, oppure nei bar intorno o nei rifugi». Una condizione che accomuna tante persone delle nostre vallate.

Come la famiglia di Passio Ferrari, direttore della storica Scuola italiana sci e snowboard Monte Pora, fondata nel 1968 che oggi ha, a pieno regime, 26 maestri. E che al Pora aiuta la moglie Marta e la figlia a gestire il Bar di famiglia Nani. «Anche a impianti aperti, domenica c’era comunque tantissima gente – spiega Ferrari –. Tutto dicembre, gennaio e febbraio, anche lavorando bene, il bar ha fatto l’incasso di una settimana con gli impianti aperti. Questa è la realtà».

Capitolo ristori? «Avendo chiuso l’8 di marzo 2020 e riaperto il mese di agosto appena, ho avuto 1.200 euro. Per la scuola sci, invece – continua Ferrari –, incasso zero e 6 mila euro di ristori da dividere su 26 maestri, che fa 230,76 euro a testa». Si fa fatica, ed è anche umiliante, lo confessa: «Io e mia moglie sono 15 anni che stiamo mettendo via tutti i mesi qualcosina perchè il nostro sogno è di acquistare un camper. Per poter andare avanti, ho dovuto usare un po’ di questa somma». Venerdì Passio ci sarà. La montagna ferita sarà sul Sentierone. Ascoltiamola.


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