«La pace sommo bene dell’umanità» Roncalli «inedito» da cappellano militare
Angelo Roncalli sulla sua Tessera di Cappellano militare rilasciata nel 1918 Archivio Fonzazione Giovanni XXIII

«La pace sommo bene dell’umanità»
Roncalli «inedito» da cappellano militare

Martedì 10 ottobre alle 9.30 in Seminario si svolgerà un incontro pubblico sull’esperienza di don Angelo Roncalli (prima di diventare Papa Giovanni XXIII) come cappellano militare durante la Grande Guerra. Il relatore è monsignor Goffredo Zanchi autore del libro «Io amo l’Italia», Roncalli nella tragedia della prima guerra mondiale.

«Indimenticabile fu il servizio che compimmo come cappellano negli ospedali del tempo di guerra. Esso ci fece raccogliere nel gemito dei feriti e dei malati l’universale aspirazione alla pace, sommo bene dell’umanità. Mai come allora (…) sentimmo quale sia il desiderio di pace dell’uomo, specialmente di chi, come il soldato, confida di preparare le basi per il futuro con il suo personale sacrificio, e spesso con l’immolazione suprema della vita». L’11 giugno 1959, rivolgendosi ai membri dell’associazione italiana dei cappellani militari in congedo, Giovanni XXIII ricordava così la sua esperienza negli anni del primo conflitto mondiale.

A questo periodo finora poco indagato della vita del futuro pontefice è dedicato lo studio dello storico monsignor Goffredo Zanchi «Io amo l’Italia». Nella sua indagine, monsignor Zanchi prende in esame le testimonianze del sentimento patriottico e religioso del prete Angelo Roncalli dal periodo della Guerra di Libia (1911-12) ai primi anni Venti: tra il 1915 e il 1918, in particolare, «Roncalli affrontò il suo dovere di soldato e sacerdote italiano chiamato sotto le armi senza riserve e obiezioni riguardo alla liceità della guerra, quindi spinto non dalla sola convinzione di adempiere un dovere».

Ancora nel 1917, egli rievocava così i sentimenti provati quando aveva ricevuto l’avviso di arruolamento: «Intesi subito una letizia interiore di poter mostrare a fatti come io sacerdote sentivo l’amore di patria che poi non è altro che la legge della carità applicata giustamente». Il patriottismo di Roncalli non assunse comunque mai i toni estremi di una certa retorica nazionalista, né comportava una demonizzazione del nemico, pur non allineandosi neppure allo spirito della lettera che il 1° agosto 1917 Papa Benedetto XV aveva indirizzato «ai capi delle nazioni belligeranti», esortandoli a far cessare quanto prima un’«inutile strage». Le convinzioni personali di Roncalli, in ogni caso, cambieranno poco dopo la fine effettiva del conflitto: «La guerra – affermerà nel 1920 – è stata e rimane un gravissimo male e chi ha completo il senso di Cristo e del suo Vangelo e lo spirito di fraternità umana e cristiana, non saprà mai sufficientemente detestarla».

Martedì 10 ottobre alle 9.30 la scuola di teologia del Seminario ha organizzato una conferenza pubblica proprio su questo tema, sull’esperienza che Roncalli fece della prima guerra mondiale e il cambiamento di prospettiva che maturò al seguito di quanto visse e lesse in quella occasione. Il relatore è il professor Goffredo Zanchi e il titolo del volume in oggetto è «Io amo l’Italia»: Roncalli nella tragedia della prima guerra mondiale.


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